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30 giugno 2007

iPhone è arrivato

di Andrea T autore

[...]

Anche Steve Wozniak, detto Woz, co-fondatore della Apple, ha aspettato come tutti gli altri. “E’ da 30 anni che non faccio una fila così lunga – ha spiegato l’altro Steve, che indossava una maglietta con scritto “la fila comincia qui” – dall’ultimo concerto dei Rolling Stones a cui sono andato”.

“Non ci sono trattamenti di favore”, spiegano da Cupertino. E neanche le star sono sfuggite alle legge della fila. Il pr di Cher è stupito: “Ma Oscar e Grammy – si chiede scherzosamente – non ti garantiscono la precedenza?”. E così, anche la superstar (o meglio, il suo assistente) è stata costretta ad aspettare, come tutti gli altri.

Adesso che l’iPhone è nelle mani degli acquirenti, però, si dicono tutti soddisfatti. “Non l’ho neanche provato, l’ho solo acceso – ammette fred Sagemore, da San Francisco – ma è il gadget più bello che abbia mai visto”. Niente ferma i fan. Neanche il prezzo, non proprio accessibile: tra i 499 e i 599 dollari. “Mi sto giocando lo stipendio del prossimo mese – dice Jerry Taylor, 54 anni, appena uscito dallo store di New York – ma ne vale la pena. E’ un Apple!”

[...] Tratto da Repubblica.it

Apple vende iPhone (sono negli USA per ora) ed è delirio collettivo.
Questo è il gadget tecnologico più atteso della storia. Non entriamo nel merito di cosa sia in realtà questo piccolo gioiello tecnologico (pieno di difetti dicono in molti e in effetti sembrerebbe non perfetto), parliamo del fenomeno sociale.
Le isterie collettive sono sempre un fenomeno passeggero, in questo caso è diverso, qui, Steve Jobs ha assestato un altro colpo, ha venduto per l’ennesima volta un oggetto cult ricco di fascino e in grado di creare dal nulla un piccolo pezzo di storia. Dei nuovi media, ma non solo.
Ma perché? I detrattori della Mela dicono che è solo apparenza, fumo, marketing, design. Io dico che c’è qualcosa di più: Steve genera piccoli oggetti fashion che funzionano (generalmente molto bene) perché sembra siano dotati di un’anima.
E’ un paradosso, ma è così. Steve genera con il suo marchio oggetti anche molto costosi, che in alcuni casi non sono competitivi in termini tecnologici con altri, ma sono in grado di raccogliere emotività, passione e una fidelizzazione che mai si era vista in un ambiente generalmente arido di sentimenti come è di fatto quello informatico.
Ai più questo appare un mistero. Io dico che è una dote. E’ frutto di un buon mix di cultura, passione, tecnologia e capacità di portare l’innovazione semplice in mezzo alla gente.
E questo in precedenza non lo aveva mai fatto nessuno.
Quindi viva l’iPhone anche se non è perfetto e non fa le mille cose che altri oggetti fanno. E’ completamente intriso di filosofia Apple e questo agli amanti della Mela basta. A chi guarda il dettaglio tecnologico parrà una quasi bestemmia. Ma è così. Io stesso non potrei usare un altro lettore Mp3 se non l’iPod, anche se tutti i giorni mi arrabbio (ma poi mi passa) perché non ha una radio!
La Apple rimane (almeno nella capacità di comunicare se stessa e il proprio brand) cinque anni davanti agli altri.
E ora aspettiamo di averne tra le mani uno e poterlo criticare ed esaltare fino allo sfinimento.

Intanto guardiamoci questo bel video del NYTimes con David Pogue…
Immagine anteprima YouTube

Scritto in Tech| commenti 3 Commenti »
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3 Commenti

  1. Federico Fasce  ha commentato:

    potrà non sembrarti, leggendo quello che ho scritto sul mio blog in proposito, ma sono assolutamente d’accordo con te.

  2. vanz  ha commentato:

    non lo compro.
    non lo compro. non lo compro. non lo compro.
    anche – ma non solo – perché quelle mille cose avrebbe potuto farle senza sforzo. e allora mi sento preso in giro.

    ma sono d’accordo con quanto dici, anche se non penso che l’iPod abbia un’anima: solo un discreto algoritmo di selezione dei brani :-)

  3. vito  ha commentato:

    beh, un po’ di contro ci sono, e sono riportati da chi ci sta nel mondo Mac, non da me…
    http://www.italiamac.it/opinioni/tutti-i-limiti-e-i-vincoli-del-sistema-iphone-3.html

    …che la Apple sia in grado di “vendersi” ottimamente, nessuno può negarlo.

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