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Andrea Toso

Perché Murdoch fallirà

pellicolaLa notizia di oggi è l’accordo Murdoch – General Electric per la creazione di un portale di contenuti video prodotti da grandi major e da grandi corporation della comunicazione. Gli attori sono NBC, News Coorporation, Universal e in background Microsoft (attraverso MSN), Yahoo e altri grandi player della rete.
L’obiettivo è spezzare il monopolio di YouTube e quindi di Google.
Io credo che l’operazione (che sarà lenta, forse troppo lenta) porterà alla creazione di un gigante di contenuti “top-down”, probabilmente un monopolista del mercato dell’audiovisivo on line. Ma la guerra a Google non è facile da vincere.
In primis perché Google punta agli utenti e alla loro partecipazione (i contenuti di YouTube sono generati in gran parte dagli utenti) e in secondo luogo perché si tratta di due filosofie opposte.
Google ha il monopolio perché usa un modello vincente. Unico per ora. Stiamo parlando di un sistema di appoggio per altri web media (non ultime le console mediacenter), di riuso, di servizio aperto che punta sulla quantità e non sulla qualità (per ora).
Google Video e YouTube sono sulla parte lunga della lunga coda, gli altri sono sulle “hits” della coda di Anderson. Se la teoria ha un senso Google vince alla distanza comunque, a meno che i colossi non decidano di distribuire materiale coperto da copyright in modalità gratuita e ad alta qualità. Un divx di qualità decente non è mai inferiore ai 600/800 mega bytes e in rete lo streaming di contenuti di qualità è ancora un miraggio.
In ogni caso la lotta è su terreni diversi e diversi saranno i due mondi che continueranno a spartirsi la torta della pubblicità.
Da una parte Murdoch e i suoi con sponsor come Cisco, Intel e General Motors e dall’altra Google con la miriade di piccoli inserzionisti di Google Adsense. Due mondi, due modelli e a Murdoch non conviene scendere sul terreno dei ragazzi di Mountain View, pena la sconfitta.
Il titolo del libro di Anderson (nella versione italiana) è più che una profezia: “La coda lunga, da un mercato di massa ad una massa di mercati”. E Google è la porta di accesso per una massa di mercati. Dove ogni utente è un mercato a sé.

Ma finiamola!

Leggo su Vision Blog un articolo di Bernardo Parrella intitolato “Quella bolla piagnucolosa detta web 2.0
Cito una parte della sua citazione di Hirschorn.

[…] dimenticando come il social networking online sia tutt’altro che una novità. Semmai fu il senso stesso di Internet fin dalla sua nascita, con le prime email tra i ricercatori di Arpanet nel 1971 e il WWW ideato da Sir Tim Berners-Lee nei primi ‘90. E cos’erano le Bbs e i conferencing system dei primi ’90? Rigorosamente text-only, con modem a 2400 o 4800 bps e una lenta connessione risolta dal fischio liberatorio del contatto stabilito, quando andava bene. Ma già allora reti di socialità, condivisione, discussione aperta. Insiste Hirschorn: “I social media sono stati in giro fin dall’alba del Web. Ricordiamo GeoCities? L’innovazione chiave che lanciò l’attuale moda era semplice: mettere in rete gli utenti e consentire loro di interagire come si fa nella vita reale – o almeno come avremmo voluto fare nella vita reale. Sono anni ormai che usiamo i blog” […]

Ammesso e non concesso che il web 2.0 non esista e che sia solo una buzz word e una moda, l’idea che non sia cambiato nulla serpeggia da troppi mesi e non ne capisco il motivo. Cito la frase sopra perché è emblematica ed in sostanza si riassume con l’intervista concessa da Tim Berners-Lee poco dopo lo scoppio della web 2.0 mania e in particolare nel concetto: “Il web l’ho pensato e inventato come partecipativo e dal basso“.

Queste sono cose non vere. Anche se le dice TBL! Anzi Sir TBL.
Io mi chiedo cosa fosse il social networking fatto con le BBS e mi chiedo come potesse essere sociale il web nel 1995 (per esperienza vissuta). Il livello di interazione e di User Generated Content era vicino allo zero. Dove si dialogava allora? Nelle chat e sui forum? Nei Newsgroup? Si, puo’ darsi. Ma è come dire che chiacchierare bendati e appesi ad una fune sospesi su un precipizio sia come dialogare in ascensore o davanti alla macchina del caffè.

Le tecnologie sono maturate, la rete si è diffusa, esiste una massa di utenti che non sono più solo geek, esistono “momenti” di comunicazione di eccezionale novità ed esistono ambienti come YouTube e Flickr che hanno permesso di innondare la rete di contenuti generati dal basso (non sempre) e spesso di notevole qualità (non sempre). Continua la lettura di Ma finiamola!

Ecco la Play Station 3

Play Station 3 + controllerIeri è stata lanciata in Italia, con due giorni di anticipo, scatenando le ire della Sony che aveva fissato il lancio europeo per il 23 marzo. Siamo curiosi di provare questa console, attesa ormai da mesi e pubblicizzata come la “console definitiva”, un oggetto in grado di reggere il mercato per almeno 3 anni. Considerata la legge di Moore questo ci sembra difficile, se non impossibile, diciamo che a livello tecnologico la console Sony è un concentrato di tecnologia allo stato puro. Ha tutto e di fatto è anche un potente mediacenter. Rispetto alla prima gloriosa versione siamo anni luce di distanza, come se fosse stata prodotta trent’anni fa (e invece era il 1993).
Ieri ho visto le dimensioni dell’oggetto e un po’ mi sono spaventato (sono ormai abituato alla Wii). Devo dire che nel negozio dove l’ho vista non c’era la coda e la lista delle prenotazioni è stata abbandonata all’oblio. Sembra che siano arrivate molte PS3, ma che ci sia poca richiesta, anche perché i titoli usciti al momento sono molto pochi (zero in Italia).
Per dare un giudizio dovrò attendere poco … qualcuno ha già fatto l’acquisto e secondo me fra un po’ ne parlerà parecchio sul suo blog.

Un primo giudizio al volo sull’interfaccia: Ottima… ma … è quella della Play Station Portatile! Comunque la scelta mi sembra molto furba.

Web 2.0 in salsa “conservative”

Sei un amante dei video e un fedelissimo (nel senso biblico del termine) allora per te c’è GodTube (il logo è uno spasso).
Se invece vuoi incontrare solo persone di destra conservatori come te e vagamente bigotti allora c’è conservativematch.com, spassoso quanto il primo (grazie a Vermario per la segnalazione).
Siamo in attesa di servizi web 2.0 per amanti di Satana, adoratori della carne macinata, amanti delle Mentos esplosive (ah quello c’è già), adoratori di angurie, ex serial killer e club di profanatori di tombe vichinghe.

WordPress Plugins

Finalmente gli amici di WordPress (CMS leader dei sistemi di blogging opensource) si sono lanciati in un’iniziativa di riordino dei tanti plugin della piattaforma (generalmente realizzati dagli utenti con licenza GPL). Il risultato è WordPress Plugins Directory che contiene in ordine e per categorie le tante estensioni che prima erano abbandonate in una serie di siti non ufficiali e poco usabili.
Ora speriamo tocchi anche ai temi di WordPress, la soluzione attuale è veramente triste. Incrociamo le dita.

Specializzazione, un caso concreto: Dschola TV

Dschola TV

Nel post precedente parlavo di una possibile via per creare cose nuove, diverse, senza clonare in modo “acrobatico” esperienze già di successo.

La specializzazione è una via plausibile e auspicabile.
Un esempio italiano appena lanciato è Dschola TV. Un “YouTube” dedicato al mondo della scuola, realizzato con tecnologie tutte opensource (Drupal+plugin vari) e con un’ottima interfaccia, realizzata da quel piccolo genio di Vermario in combutta con MaxSchiro. Interessante la presenza di una “playlist” sotto il video principale. Una vera “TV digitale” dedicata alla didattica e creata dalle scuole.

Un’ottima esperienza, qui trovate il link.
www.dschola.it/tv/