Mela mangia Mela

Mela (Oliviero Toscani)Fortune riporta la notizia di un possibile accordo di portata storica.
Apple Computer inc (la mela digitale) è pronta ad un accordo con la Apple Corps dei Beatles (la mela musicale).
La notizia è storica perché in iTunes non ci sono mai stati pezzi del favoloso quartetto inglese, solo cover di artisti più o meno famosi. La guerra è nata sul nome ed è vecchia di decenni, la Apple Corps non voleva infatti che la Apple Computer usasse il marchio della mela (il frutto). La risposta dei tizi di Cupertino (sede storica della mela digitale) è che nessuno può registrare un frutto, o pretendere di averne l’esclusiva. Di mezzo ad un certo punto si è messo anche il comune di NYC, con la sua mela (quella grande), ma non si hanno notizia di strascichi giudiziari.

Fino ad oggi l’unica trattativa conclusa con la Mela inglese era che la Mela californiana (quella dei computer) non si occupasse di musica. Beh, così non è stato e il vulcanico Steve (padre della mela digitale) ha deciso che senza Beatles non si poteva continuare a fare del sano business. E quindi le mele sempre in rissa (per la gioia di intere generazioni di avvocati) si sono incontrate e stanno trattando.
La notizia è che Steve avrebbe aperto il borsellino e sarebbe pronto a tirar fuori un pacco di dollari: Il valore stimato della musica del quartetto è intorno ai 2 miliardi di euro. Una cifra enorme. Considerato il prezzo medio al kilo delle mele (le Fuji a 2.30 euro – fonte Ortoweb) l’equivalente di 870.000.000 Kg di succose mele (vere).

Un salasso, anche se dolcissimo, per il povero Steve, che però avrebbe l’esclusiva mondiale battendo così Yahoo, Microsoft e le altre (Google?).
Diciamo che l’accordo si potrebbe festeggiare con dell’ottimo sidro di mele (che riescono a bere solo i francesi) e con una bella torta alle mele (graditissima agli inglesi e anche agli ‘mericani, vedi torta di nonna Papera).
Di seguito riporto la ricetta della Torta di Mele “classica” per ogni utile utilizzo, da cucinare ascoltando i Beatles, ovviamente con un bell’Ipod (fonte: www.alfemminile.com). Leggi tutto “Mela mangia Mela”

E’ nato, è nato!

Dopo tre anni di gestazione è nato questo blog.
Molti lo sanno, son stati turbati in questi anni dalle mie riflessioni, dalle domande incessanti del tipo – Dai facciamo un blog diverso, un blog che non parla di blog, ma della gente che scrive blog, che legge blog –
Ovviamente ho raccolte le idee e ne ho raccolte tante (ringrazio tutti per il contributo alla mia ossessione). Poi le ho mixate con quello che ho letto e scritto in questi ultimi dodici mesi, in cui in effetti, è esplosa la “google generation”… e voilà… in un periodo passato a casa per una piccola influenza di stagione (finalmente al riposo forzato) ho creato questo piccolo luogo.
Cosa ci sarà su I BLOG IT ?
Beh, il sottotitolo dice molto e dice poco… “About life, experiences, blogging”
Parlerò di cose che accadono intorno a me, vicino a me (e quando dico vicino a me, intendo nel mondo). Parlerò di cose che mi incuriosiscono, di idee (non solo mie) e di persone. Si, di persone. Perché questa “google generation” è formata da persone in gamba, quasi tutte intorno ai 30 anni (ma anche di meno, ma anche di più) che come me hanno vissuto tutta l’epopea di internet degli esordi e che amano vivere la vita in modo reale, ma anche digitale, con la coscienza che il web sia una finestra che allarga la visuale, che fa esplodere le emozioni, le idee, la creatività, la PARTECIPAZIONE.
Non definirei questo blog il luogo dove si parla solo di Web 2.0 o di Digital life, ma la vicinanza con questi temi è forte.
E cercherò di non scrivere da solo, cosciente che la partecipazione è il valore più forte, per creare un’opinione dal basso fatta di professionalità, informalità e tanta voglia di vedere le cose in modo diverso. Magari non migliore, ma comunque – diverso – più attivo e partecipe.
Io ci provo.
Spero di non deludere innanzitutto me stesso.
Buona lettura (ora vi lascio, devo cambiare il pannolino al blog).

Chiaccherificio 2.0

web 2.0 revolutionDirei che una cosa è sicura sul web 2.0 in Italia (a differenza che in altre parti del mondo): stiamo a guardare, vediamo cosa succede, ma soprattutto chiacchieriamo tantissimo. Da noi non è Web 2.0 è Chiacchiera 2.0.
Qualcuno si muove da qualche mese, per non dire qualche anno, nel solco della ricerca e della innovazione e, come nel web degli inizi, tutti lo guardano con strana preoccupazione, mista spesso a sincera ignoranza.

Il web è un media sociale, lo è sempre stato. Internet ha visto la nascita di migliaia di posti dove poter scambiare una parola, un’immagine, un suono. Tutto quello che la tecnologia consentiva e che la capacità dei singoli permetteva, a volte con acrobazie che il solo ricordo provoca il sorriso e il buon umore. Quanti hanno simulato una discreta interattività con Flash o qualche kilo di Frames?
La logica della scambio e della collaborazione è sempre esistita. Leggendo le cose scritte da T.B. Lee dieci anni fa si rimane abbastanza sconvolti, sembra di sentir echeggiare ogni secondo il motto “il web è per tutti” e invece per molti anni della capacità del web di essere veramente partecipativo abbiam sentito solo il profumo. Con la gente che si dibatteva a costruire siti, riempire siti, raccomandare siti, programmare codice che non portava a nulla se non al crash di un browser o di un motore di ricerca. In giro, tanto per capirci, c’è ancora qualcuno che fa conferenze sul VML.
La sensazione è che fenomeni come Napster, EMule, Myspace, Splinder, Blogger, WordPress, Google Maps abbiano effettivamente liberalizzato le masse e movimentato nuovi contenuti (nati nella rete per la rete). In realtà gli insuccessi, come è solito nel mondo del web, sono stati molti di più dei successi. In Italia però il nulla. In Italia si parla, si parla, si parla. E non succede quasi nulla.

Ottimi blogger, capitanati dal fenomeno Beppe Grillo che blogger non è, e tanti convegni, meeting, seminari… fuffa.
Fuffa è un invenzione tutta italiana, come la Vespa e la Moka Bialetti. A volte la fuffa vende di più di un’idea di succeso, a volte si lega a personaggi strani dalla favella facile e dalla slide sempre pronta. Poi da nulla piovono ancora le fantastiche paroline vuote che tanto piacciono ai politici e ai giornalisti: diari on line, videochat, community, virtuale, online, wireless, ecc, ecc.

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