Barcamp Rome 2007

L’idea è bella. La volontà e l’impegno non sono mancati. La partecipazione è stata abbastanza consistente. I contenuti sicuramente di alto livello. Parto dalla descrizione delle cose positive di questa prima (e spero non ultima) edizione del Barcamp romano, perché nel complesso ritengo sia stata davvero una bella esperienza.

L’occasione di incontro per tanti appassionati della blogosfera e delle nuove tecnologie che forse hanno trovato un progetto itinerante che possa rappresentare la “casa” fisica dove incontrarsi, conoscersi, fare amicizia, far nascere nuovi progetti, avviare collaborazioni di vita e di lavoro. Di carne se ne è messa a cuocere tanta – non solo per il buffet quasi subito evaporato sotto le voraci mascelle dei barcampisti.
E anche un acerta attenzione da parte del contesto esterno tutto sommato non è mancata, se a un certo punto si sono affacciate anche le telecamere della RAI a sbirciare in questo mondo un pò strano e molto appassionante abitato da bloggers, informatici, docenti universitari col pallino delle nuove tecnologie, professionisti d’assalto sposati con i loro gadget newmediali, enologi telematici, giornalisti multimediali e teenager geniali con il mito di Steve Jobs.

Poi, fatto l’elogio, nel Barcamp Rome alcune cose sono sicuramente da mettere a punto per farne davvero un evento rilevante e di forte impatto. Innanzitutto servono spazi più grandi. Il Linux è un posto suggestivo e dal forte valore simbolico. Ma, fatta eccezione per la sala principale, i locali erano troppo angusti per ospitare tutti. Occorre poi maggiore disciplina e, in primis, auto-disciplina per i partecipanti. Se il tempo è limitato e si vuole dare a tutti la possibilità di parlare, occorre essere puntuali e rispettosi dei tempi. Altrimenti si rischia il peggiore dei peccati: l’auto-referenzialità, cioè il parlare solo per sentire se stessi senza interesse per quello che dicono gli altri. Insisto su questo punto, perché l’indisciplina dei tempi al Barcamp è stressante in modo doppio. Visto che si è tutti oratori e ascoltatori al tempo stesso, se si devono passare ore dentro una sala in attesa del proprio turno senza la certezza di quando si potrà parlare, si perde l’occasione di ascoltare gli interventi che si svolgono nelle altre sale.
Un altro limite riguarda il contesto romano. Romani erano forse il 50% dei partecipanti. Gli altri arrivavano quasi tutti dal nord Italia. Possibile che la Capitale abbia lasciato passare questa occasione nell’indifferenza? Possibile che a Roma ci siano così poche persone interessate a questi eventi?

Personalmente, nel complesso, porto a casa una bella sensazione, la soddisfazione di aver conosciuto persone davvero interessanti e preparate e la speranza di rivederci varie volte lungo il percorso verso l’auspicabile Barcamp Rome 2008.

(Winston)

Una risposta a “Barcamp Rome 2007”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *