Clonare vs Creare

La rete è globale, la localizzazione fine a sé stessa non ha molto senso, a meno che non esprima una serie di soluzioni che hanno a che fare solo con una specificità locale. Io uso sistemi vicino a me per dialogare con persone vicino a me. La teoria degli urban blog è un esempio, ma non è la creazione di un qualcosa di nuovo, è l’applicazione del “blogging” ad un contesto locale, dove il passaparola ed il contenuto “locale” sono un modo per favorire e valorizzare un territorio.
Sento cose assurde echeggiare nella rete in questi giorni, si parla di usare servizi e sistemi “italiani” per poterli valorizzare e per creare un “contesto italiano” che nei fatti non esiste. Esistono pochi sistemi e servizi 2.0 nati in terra italiana e sinceramente non me la sento di dire che questi siano un modello e una panacea in cui crogiolarsi.
In Italia mancano le idee e se ci sono manca la capacità imprenditoriale di valorizzare queste idee per farne dei successi a livello globale. La rete è globale ed io uso quei servizi che funzionano e che rispondono alle mie esigenze, non mi importa se siano inglesi, francesi o cinesi. Funzionano e li uso.
In Italia passiamo il tempo a misurare, a confrontare, a riempire classifiche con triangolini gialli e con simpatiche icone che non dicono nulla sulla qualità dei contenuti e non dicono nulla in generale. Passiamo il tempo a pubblicare cose tutte uguali (vedi i duecento network tutti uguali di nanopublishing) e ad incontrarci per parlare di cose e di oggetti che con la qualità della vita e con la creatività non hanno molto a che fare. Ci parliamo addosso, e basta.
Torniamo al 2.0.
I video nel mondo si vedono con YouTube, le foto con Flickr e la musica si ascolta con Pandora. Potremmo continuare con altri esempi, ma sarebbero sempre esempi e modelli di cose che funzionano e che funzionano bene. La loro clonazione non ha alcune senso, soprattutto quando è una clonazione venuta male.
Vogliamo pensare ad una vera competizione? Le strade sono due:
a) specializzazione
b) idee nuove (che risolvono problemi esistenti e bisogni non soddisfatti da nessuna applicazione o tecnologia).
Nel primo caso significa pensare a sistemi come YouTube, ma applicati a mondi particolari. Ad esempio alla scuola, alla medicina, all’intrattenimento. Pensate ad uno YouTube dedicato ai cartoon, alla scuola e alla divulgazione scientifica, ai documentari (anche autoprodotti).
Pensate ad un Flickr dedicato ai viaggi, alla localizzazione di cose legate ad uno specifico territorio, al mare, alla montagna, allo sport.
Nel secondo caso significa invece pensare a sistemi che fanno cose (anche semplici) che altri sistemi non fanno. Un esempio? La localizzazione di contenuti con i cellulari, la localizzazione di eventi su mappe interattive, la conservazione delle conoscenza legata alle lingue e ai dialetti, la sincronizzazione delle agende on line con quelle locali, e via discorrendo, ci sono mille cose ancora non “coperte” dalle nuove applicazioni 2.0. Basta provarci, e la prova non passa quasi mai dalla copia mal fatta di cose che esistono già e che sono già in mano a milioni di utenti contenti e soddisfatti.
Impieghiamo meglio le nostre energie.
Se no mi viene in mente quella boutique che in Turchia, quest’estate, pubblicizzava nella sua vetrina strabilianti magliette di Armani, di Gucci e di Trussardi. Tutte uguali, cambiava solo il logo.
Nell’ambito dei videogiochi la Wii è il caso assolutamente più clamoroso. Invece di clonare altre console la Nintendo ha pensato di creare un modo nuovo di video giocare e la scommessa è stata vincente. Hanno semplicemente ribaltato il modo di percepire un videogioco. Non è roba da poco, diciamo che hanno creato una specializzazione riscoprendo il valore del “movimento” reale. Due piccioni con un controller.

8 pensieri su “Clonare vs Creare”

  1. Mi sento di contraddirti su un paio di punti e di fare un’ulteriore considerazione:

    1 – Non è vero che in Italia mancano le idee, ma di sicuro manca la capacità impreditoriale di valorizzare quelle idee.

    2 – Nel mondo la musica non si ascolta con pandora. Si ascolta con l’iPod. 😉

    Detto questo divento serio:
    Questa ennesima discussione che sta nascendo nella blogosfera dei geek, non è altro che l’ennesima dimostrazione di come siamo bravi a parlare. Forse servirebbero meno barcamp tecnici e più barcamp pratici, e per pratici intendo pratici. Barcamp o incontri di qualsiasi tipo dove la gente impara cose da poter applicare.
    A noi ragazzi del sud che lasciano la terra natia per studiare ci dicono sempre:” Voi siete il futuro del meridione. Voi dovete andare al nord o all’esteo, imparare il più possibile e poi venire qui e applicare le cose che avete imparato. Solo così potremo crescere e cambiare la mentalità di queste zone”.
    Mi sembra che valga la stessa cosa per gli italiani che guardano stupiti quello che succede fuori.
    Al posto di “copiare” non si potrebbe applicare, adattare e modellare alle nostre esigenze, alle nostre necessità di italiani? Le idee, ripeto, ci sono, manca la capacità di portarle avanti…o la paura. E si, pechè spesso il problema non è la capacità, ma la paura. Chi di voi lascerebbe il proprio lavoro per buttarsi a capofitto in una startup “scommessa”? Ho sentito bene? No, infatti. Non lo farebbe nessuno. Non mi piace generalizzare, non mi è mai piaciuto, ma purtroppo lo devo dire: siamo un popolo rilassato che che non ama cambiare le cose. Noi stiamo bene così e se qualcun’altro si sbatte per noi, noi siamo contenti e lo prendiamo pure per il culo. Poi però non ci dobbiamo lamentare che qualcun’altro fa i soldi e che qui le cose non cambiano mai.

    Penso anche che non siamo degni discendenti dei nostri avi. Abbiamo insegnato al mondo la pittura, la poesia, la scultura, la musica, l’architettura, la cucina, il cinema e mille altre cose. Ma che succede nell’era in cui tutti hanno la possibilità di poter dimostrare il proprio valore? Che stiamo facendo? Cosa stiamo insegnando al mondo?
    Non mi dilungo ancora, comunque lascio a voi le risposte…

  2. Sono assolutamente d’accordo: la protezione patrottica è anacronistica e totalmente in contraddizione con la folosofia della rete.
    Del resto anche chi lancia questo stantio proclama ci invita ad usare prodotti italici, ma poi di guarda bene dal farlo con i suo di siti!
    Dal momento che Marco mi censura sistematicamente quando intervengo sul suo sito ho messo i miei commenti, se a qualcuno interessano
    qui
    .

    bob

  3. Giusto in questi giorni è partito Kitchen Stage e i curatori del web marketing hanno pensato bene di piazzare i video del reality su YouTube. E Su Libero Video. E su DailyMotion. E su Qoob. E su SoapBox. Emmobbàsta, per dirla come Maccio Capatonda. Ispirato da ciò ho fatto un rapido giro e i cloni di YouTube sono aumentati a dismisura. Se si escludono realtà veramente locali (come Mofile, che per un cinese è più interessante di YouTube) l’attacco dei cloni è imbarazzante. Meno male che c’è Joost. Non l’ho ancora usato – quindi potrebbe anche essere una sòla – ma perlomeno è qualcosa di diverso.

  4. Andrea, sepmpre efficace.
    Condivido pienamente, e (mi dispiace un po’ dirlo) credo che i BarCamp siano una bella occasione di incontro e cazzeggio ma non veri approfondimenti, data la loro natura…

    A Giovanni Calia vorrei dire che io sarei pronto a lasciare quello che faccio per -ad eempio- tentare una attività editoriale in proprio. Ma i soldi chi me li dà? quali sono gli incentivi all’intrapresa in questo paese dove solo i grossi possono diventare più grossi fino alla prevedibile bancarotta…?

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