Creative Commons, licenza di spiegare

Creative CommonsDiciamocelo chiaramente. Chi di noi non conosce le licenze Creative Commons, il nuovo modo di tutelare le opere intellettuali eccetera, eccetera, eccetera… Ma quanti davvero sanno come fare per utilizzarle (presenti esclusi, ovvio)? Se ancora persistono dubbi da qualche giorno ci viene in aiuto un nuovo servizio: si chiama SeLiLi (Servizio Licenze Libere) ed è stato annunciato lo scorso sabato in occasione dell’incontro annuale di CC Italia.

Di cosa si tratti ne ha parlato Juan Carlos De Martin, responsabile dell’associazione per l’Italia. «Ogni anno riceviamo centinaia di richieste di informazioni e assistenza da autori interessate alle licenze libere. Grazie a SeLiLi possiamo rispondere attraverso diversi canali: dal sito Internet (http://selili.polito.it) alla posta elettronica, fino allo sportello allestito presso l’Hiroshima Mon Amour di Torino, dove saremo presenti un giorno alla settimana».

L’iniziativa, voluta da Politecnico di Torino e Regione Piemonte, è la prima di questo tipo in Italia e risponde a esigenze sempre più pressanti. «Basta pensare – ricorda De Martin – che in soli sei mesi il numero delle opere tutelate da licenze CC nel mondo è triplicato, passando dai 50 milioni del gennaio 2006 ai 150 del giugno dello stesso anno. Dei quali 6 o 7 milioni, secondo alcune stime, solo in Italia». E fra i primi utenti dello sportello non manca la pubblica amministrazione, come la Regione Sardegna, che ha già preso contatto per far passare sotto Creative Commons il proprio portale culturale e gli archivi che sta acquistando.

Ma le novità, tanto per non usare frasi fatte, non finiscono qui. Ancora poco e Torino diventerà ufficialmente sede di un Centro di studio e approfondimento su Internet e i nuovi media, sul modello di quelli aperti ad Harvard, Stanford e Oxford. «L’obiettivo – ha spiegato Marco Ajmone Marsan, vicerettore alla ricerca del Politecnico – è quello di creare un grande centro capace di fare massa critica e attrarre a Torino risorse e capacità. Un punto di riferimento per i temi della proprietà intellettuale nella società digitale, dalle norme che la regolano ai modelli di business».

Alla base di tutto, anche in questo caso, un accordo fra Ateneo e Regione. Una volta entrato a regime, il neonato “Centro Internet e Società” contribuirà ad aumentare le già forti competenze del territorio in campo ICT. «Un’azione indispensabile – ha sottolineato l’Assessore regionale all’innovazione Andrea Bairati –, perché nel mondo anglosassone l’economia della conoscenza ha accelerato, ma l’Europa non è stata ancora in grado di seguirla». A volte, chissà, può bastare avere la licenza giusta.

Maurizio Gomboli (aka Gommaweb)

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