Internet of Things, a che punto siamo?

[…]  La sfida tuttavia non si limita a questioni di taglia. Molto del successo di queste tecnologie passa da tre elementi imprescindibili.

Il primo è l’alfabetizzazione informatica, e pare essere il meno complesso da risolvere. Il ricambio demografico porta a generazioni sempre più vicine all’elettronica mentre interfacce intuitive e piattaforme touch hanno contribuito a sdoganare molte applicazioni prima ritenute proibite. Anche dal lato sviluppatori si moltiplicano iniziative e hackathon dedicati.

Per quanto concerne il secondo, ovvero i protocolli di comunicazione, il discorso invece si complica. Ci sono una miriade di frequenze, formati e standard diversi per veicolare i dati. Wi-Fi, 3G, LTE, Rfid, Nfc, Bluetooth e ZigBee sono solo alcuni tra i principali acronimi in gioco. Tutti validi per diverse ragioni ma il cui moltiplicarsi non aiuta a uscire dall’effetto torre di Babele, in cui strumenti diversi rischiano di non capirsi più perché parlano lingue troppo diverse.

L’ultimo nodo da sciogliere infine è la capacità di banda. Per una diffusione dell’IoT efficace e capillare servono reti e infrastrutture adeguate. In termini non solo di larghezza ma anche di sicurezza della banda, vista la mole e la confidenzialità sempre maggiore delle informazioni che viaggeranno su di essa. Nazioni come Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud godono di impianti avanzatissimi in confronto a quelli europei. Stati come l’Italia rischiano invece di rimanere fatalmente indietro su un terreno sul quale si gioca una grossa fetta del loro rilancio economico. Le ricadute dell’IoT a livello di business non saranno inferiori a quelle che promettono di avere nella vita di tutti i giorni. Attrezzarsi di conseguenza non è bene, è una questione di sopravvivenza.

Leggi tutto: Internet of Things, a che punto siamo? – Wired.

Pubblicato da Andrea T

Andrea Toso

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