Twitter crea un Social Sixth Sense

Consiglio la lettura di un articolo di Clive Thompson su Wired (segnalatomi da LaraM)
Parla di Twitter e in modo particolarmente originale.

Individually, most Twitter messages are stupefyingly trivial. But the true value of Twitter — and the similarly mundane Dodgeball, a tool for reporting your real-time location to friends — is cumulative. The power is in the surprising effects that come from receiving thousands of pings from your posse. And this, as it turns out, suggests where the Web is heading.

Il mouse che si agita per aria

Dopo il successo del Wiimote (il joypad della Wii) che si agita in aria per poter interagire con i videogiochi della nuova console di casa Nintendo (che a noi piace tanto tanto) ecco Logitech con il suo MX Air: un mouse che si usa come una “bacchetta magica”.
Nel video sotto la presentazione.
Era ora che qualcuno inventasse qualcosa di nuovo per interagire con un PC. Dal primo mouse con il filo della Xerox del 1968 sono passati quasi 40 anni…
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=_NYAd3kEShI&eurl=http%3A%2F%2Fwww%2Egadgetblog%2Eit%2Fpost%2F4126%2Flogitech%2Dmx%2Dair%2Dil%2Dmouse%2Dcome%2Dil%2Dwiimote[/youtube]

Dove i media non arrivano

I media non parlando più del (con il) territorio. Per loro è più importante Calciopoli, Vallettopoli, l’ultimo libro di Corona e l’esternazione di questo o quel leader in cerca di notorietà o di un po’ di sano casino mediatico.
Quando le cose sono vicine e ti toccano troviamo il silenzio assoluto. E se parliamo di eventi culturali la pagina è densa solo di eventi che fanno parte delle hit della coda lunga e quasi mai delle nicchie.
Poi ti accorgi che esiste la comunicazione che transita nei blog e nelle social network, in Flickr e Youtube e ti rendi conto che i media tradizionali stanno perdendo una partita importante: quella in cui ci si gioca il dialogo con la gente su temi che toccano la gente nella loro vita di tutti i giorni.

Facciamo un esempio. Qualche giorno fa a Torino per Traffic c’erano gli “elettronici” Daft Punk in concerto. La Stampa ne ha parlato il minimo indispensabile. Rai 3 ha detto che c’erano dei “cantanti francesi”. I telegiornali locali non se ne sono accorti.
Allora non ci resta che cercare in rete.
Troviamo (tra i tantissimi) un video fatto con il cellulare su Dailymotion (quasi 9 minuti).
Un ottimo post di un blogger torinese (tra i tanti).
E decine di foto dell’evento su Flickr (nel link solo un esempio).
I Mass Media non possono neanche competere. Ma ancora non lo sanno.

Chi lo ha provato ne parla male

iPhoneDi cosa stiamo parlando? Beh, sempre dell’iPhone (in effetti le novità tecnologiche di fine luglio sono surclassate dal mega gadget Apple). Molti ne parlano male. E anche io inizio a farmi un’idea “mediata” fondamentalmente negativa. Anche se rimango dell’avviso che le prime versioni siano sempre un disastro. Io ricordo il primo Symbian Nokia e mi vengono ancora i brividi. La lentezza e i difetti dell’amato 7650 erano clamorosi.
Consiglio la lettura del mega post di Suzukimaruti (alis Enrico Sola), noto “amante” della casa di Cupertinom che ieri ha potuto provare un iPhone in real time. 😉

Qui un estratto del lunghissimo (e ottimo) post:

[iPhone] Al massimo diverte, stupisce, diversifica, ecc. Ma non cambia drasticamente l’esperienza d’uso come e’ avvenuto sugli iPod, forse perche’ l’interfaccia di un telefono e’ molto piu’ complessa e non consente grandi alterazioni senza mandare gli utenti in confusione, forse perche’ alla fine il vecchio modello con tastiera e schermo non-tattile non e’ poi cosi’ male.

Questo e’ quello che ho visto. Ho provato a raccontarvelo senza l’antipatia naturale che mi evocano i fans dei marchi, i fighetti, il conformismo geek della blogosfera e in generale il tono autopromozionale tronfissimo di cui si ammanta la comunicazione Apple da un po’ di anni.

Leggi tutto.

iPhone è arrivato

[…]

Anche Steve Wozniak, detto Woz, co-fondatore della Apple, ha aspettato come tutti gli altri. “E’ da 30 anni che non faccio una fila così lunga – ha spiegato l’altro Steve, che indossava una maglietta con scritto “la fila comincia qui” – dall’ultimo concerto dei Rolling Stones a cui sono andato”.

“Non ci sono trattamenti di favore”, spiegano da Cupertino. E neanche le star sono sfuggite alle legge della fila. Il pr di Cher è stupito: “Ma Oscar e Grammy – si chiede scherzosamente – non ti garantiscono la precedenza?”. E così, anche la superstar (o meglio, il suo assistente) è stata costretta ad aspettare, come tutti gli altri.

Adesso che l’iPhone è nelle mani degli acquirenti, però, si dicono tutti soddisfatti. “Non l’ho neanche provato, l’ho solo acceso – ammette fred Sagemore, da San Francisco – ma è il gadget più bello che abbia mai visto”. Niente ferma i fan. Neanche il prezzo, non proprio accessibile: tra i 499 e i 599 dollari. “Mi sto giocando lo stipendio del prossimo mese – dice Jerry Taylor, 54 anni, appena uscito dallo store di New York – ma ne vale la pena. E’ un Apple!”

[…] Tratto da Repubblica.it

Apple vende iPhone (sono negli USA per ora) ed è delirio collettivo.
Questo è il gadget tecnologico più atteso della storia. Non entriamo nel merito di cosa sia in realtà questo piccolo gioiello tecnologico (pieno di difetti dicono in molti e in effetti sembrerebbe non perfetto), parliamo del fenomeno sociale.
Le isterie collettive sono sempre un fenomeno passeggero, in questo caso è diverso, qui, Steve Jobs ha assestato un altro colpo, ha venduto per l’ennesima volta un oggetto cult ricco di fascino e in grado di creare dal nulla un piccolo pezzo di storia. Dei nuovi media, ma non solo.
Ma perché? I detrattori della Mela dicono che è solo apparenza, fumo, marketing, design. Io dico che c’è qualcosa di più: Steve genera piccoli oggetti fashion che funzionano (generalmente molto bene) perché sembra siano dotati di un’anima.
E’ un paradosso, ma è così. Steve genera con il suo marchio oggetti anche molto costosi, che in alcuni casi non sono competitivi in termini tecnologici con altri, ma sono in grado di raccogliere emotività, passione e una fidelizzazione che mai si era vista in un ambiente generalmente arido di sentimenti come è di fatto quello informatico.
Ai più questo appare un mistero. Io dico che è una dote. E’ frutto di un buon mix di cultura, passione, tecnologia e capacità di portare l’innovazione semplice in mezzo alla gente.
E questo in precedenza non lo aveva mai fatto nessuno.
Quindi viva l’iPhone anche se non è perfetto e non fa le mille cose che altri oggetti fanno. E’ completamente intriso di filosofia Apple e questo agli amanti della Mela basta. A chi guarda il dettaglio tecnologico parrà una quasi bestemmia. Ma è così. Io stesso non potrei usare un altro lettore Mp3 se non l’iPod, anche se tutti i giorni mi arrabbio (ma poi mi passa) perché non ha una radio!
La Apple rimane (almeno nella capacità di comunicare se stessa e il proprio brand) cinque anni davanti agli altri.
E ora aspettiamo di averne tra le mani uno e poterlo criticare ed esaltare fino allo sfinimento.

Intanto guardiamoci questo bel video del NYTimes con David Pogue…
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=VcRfAaIb2Ro&eurl=[/youtube]