Ma Wikipedia è veramente uno strumento democratico?

wikipedia logoLa domanda non vuole essere provocatoria, è una domanda seria: Wikipedia è veramente uno strumento democratico?
Ultimamente sto lavorando molto su Wikipedia, in realtà sono un po’ di anni che mi cimento con modifiche e correzioni. Non sono un wikipediano e tanto meno un amministratore, sono solo un semplice utente/autore che usa e ama la libera enciclopedia digitale.
Ma di recente mi sono imbattuto in alcuni aspetti che mi hanno fatto riflettere.
Mentre è facilissimo aggiungere cose che hanno a che fare con il futile, il ludico e l’intrattenimento (vedere schede aggiornatissime e perfette delle serie TV di successo) è piuttosto difficile inserire termini e concetti legati alla scienza e all’innovazione: vengono subito proposti per la cancellazione (durano meno di una settimana).

Siccome le ICT e l’innovazione sono il mio ambito di lavoro, di ricerca e di insegnamento la cosa mi duole e mi fa venire dei dubbi.
Chi giudica cosa è “enciclopedico” e cosa non lo è? Continua la lettura di Ma Wikipedia è veramente uno strumento democratico?

Ma abbiamo proprio bisogno di Tumblr?

Magari i fatti mi smentiranno e tra qualche mese tutti userano i tumblerblog, ma io il fenomeno Tumblr non lo capisco.
Le riflessioni che fa Pietro Izzo su Apogeo le trovo corrette e molto stimolanti. Dal sociale all’individuale, ok. Ma la semplificazione dei blog è necessaria? Non esistono i feed? Perché porci su una via di mezzo con un oggetto che tra l’altro vive di vita propria e che non crea socialità?
Forse Del.icio.us è superato, è incompleto, è poco piacevole alla lettura, ma almeno è un sistema di condivisione aperto, scalabile e pur sempre migliorabile.
Capisco a mala pena Twitter, che trovo divertente per la modalità di dialogo alla “terza persona” e per l’italienglish che domina in modo buffo molti dei messaggi, ma Tumblr no, non lo capisco.
Due cose sono molto interessanti però in questo sistema di pubblicazione personale. I tumbleblog vengono indicizzati benissimo dai motori di ricerca (sono molto semplici, il che conferma la veridicità delle linee guida in fatto di design e di posizionamento) e il sistema ha un metodo di registrazione indolore, immediato, quasi inesistente. Andrebbe copiato da tutti.
Attendo opinioni in merito, se ne avete.

La parte abitata della semplicità

BDigtalHo finito il libro di Sergio (Maistrello), La Parte Abitata della Rete.
Posso assolutamente candidarlo come la “bibbia” del micro movimento nato qui un po’ di mesi fa e denominato “BDigital!“.
Perché? La motivazione è semplice. E’ un’introduzione intelligente e molto ben curata al mondo del digitale. Un testo adatto a tutti, a chi ha dimestichezza con le nuove tecnologie (un ripassino è sempre utile) e a chi invece non conosce bene questo mondo. Lo stile dell’autore è eccellente soprattutto nella spiegazione di termini e “oggetti” che possono sembrare di difficile comprensione per i non adepti e per chi vuole farsi un’idea. Sergio riesce a differenza di molti altri ad usare un linguaggio semplice e comprensibile e instaura con il lettore un dialogo che ricorda tanto quello dell’amico “che sa” con l’amico “che vuole imparare”. Riflette in questo il suo carattere e il suo modo di fare pacato e rassicurante che adotta nella vita reale, nel suo rapporto non solo digitale, con chi conosce e frequenta.
BDigital adotta questo testo e lo consiglia a tutti!
E io sto pensando di adottarlo come monografia per il mio corso universitario, in sostituzione di… Smart Mobs. Due testi differentissimi, ma forse è il momento di valorizzare anche i giovani e bravi autori italiani.

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