È il momento della generazione Alpha

Finito l’Alfabeto Latino non si poteva che incominciare di nuovo con quello Greco per descrivere le nuove generazioni.

Alice Avallone ci racconta, sul nuovo Be UnSocial, cose molto interessanti che contraddistinguono la nuova Generazione interamente nata nel XXI secolo.

Scopriamo insieme la nuova Generazione, su cui tutti, me compreso, riponiamo grandissime aspettative, soprattutto dal punto di vista del sociale, della tolleranza e dell’apertura mentale.

Chi è la Generazione Alpha tra Internet of Toys e giochi inclusivi

Generazione Alpha

Project Management for dummies

Ogni volta che inizio il mio corso sul Project Management (prima all’Università e negli ultimi anni allo IED di Torino) chiedo agli studenti cosa sanno sull’argomento, che definizione darebbero di “progettazione” e se hanno mai avuto una qualche esperienza con un progetto definito, ben pianificato e in cui erano parte attiva di una o più task. La risposta è quasi sempre vicina a un bel “NO”. Anche da parte degli studenti un po’ più senior che nella loro vita professionale, nell’ambito della comunicazione e del digital in particolare, dovrebbero avere qualche forma di contaminazione, anche solo parziale e superficiale, con il Project Management.

Io inizio le mie lezioni sapendo di dover scrivere su un libro quasi bianco, ma nel mio cervello, mentre le slide scorrono, la mia voce racconta e la mia mano disegna GANTT o altre cose alla lavagna, risuona sempre la solita domanda: “ma come è possibile?”. La progettazione dovrebbe essere insegnata anche nelle scuole superiori e all’università, perché è la base di tutto, anche di una semplice ricetta di cucina (e infatti io faccio un sacco di esempi gastronomici per spiegarne alcuni concetti).

Io spero che, negli anni, le basi che ho lasciato ai ragazzi siano una traccia a loro utile per poter migliorare nella loro professione. Non pretendo che tutti diventino abili project manager, ma mi auguro almeno che un minimo dei concetti che racconto rimanga in loro e li aiuti ad affrontare in modo diverso i progetti che, nella loro vita professionale, per forza di cose, dovranno incontrare.

Detto così sembra quasi una missione: diffondere il verbo per evitare che le lacune della scuola e dell’accademia o la mancanza di curiosità creino danni nel mondo che ci circonda. Ovviamente la mia capacità e la mia potenza di fuoco sono limitati, ma almeno qualche decina di studenti in questi anni di insegnamento qualcosa ha sentito. Spero sempre che non si trovino attoniti e impreparati davanti a un GANTT o a una board Kanban.

La domanda comunque non smette mai di risuonare nella mia testa: “Ma come è possibile?”.

Vi lascio un bel grafico (e un buon link) che ritengo sia molto utile per affrontare l’argomento in modo semplice e ben strutturato.

E questo è il link di: How to manage a How to Manage a Project Team Effectively

Diffondete anche voi il verbo, se vi va. Male non fa.

Buona lettura.

La nascita delle marche (storia dell’advertising)

pubblicità giapponese
Illustrazione di una pubblicità giapponese del periodo Edo (1600 dc)

Un po’ di storia. Quando è nata la prima marca? La pratica di attaccare sigilli o marchi ai prodotti era molto diffusa nell’antichità. Circa 4000 anni fa, i produttori iniziarono ad attaccare semplici sigilli di pietra a prodotti che, nel tempo, furono trasformati in sigilli di argilla che portavano immagini spesso associate all’identità del produttore. Alcuni dei primi usi dei marchi dei produttori, risalenti al 1.300 AC circa, sono stati trovati in India. Durante il periodo medievale, i segni distintivi venivano applicati a beni di valore elevato come i metalli preziosi. I controllori (o anche gli “assaggiatori”) venivano nominati dai governi per amministrare il sistema e garantire la qualità del prodotto. (fonte Wikipedia EN)

Videogames da stadio…

163358938-c0ca402e-c81b-4ea8-9baa-79796c0cb247I biglietti sono già tutti esauriti. La Key Arena di Seattle, ad agosto, sarà stracolma con oltre 15.000 persone arrivate da tutta l’America per non perdersi l’evento più importante dell’anno. Ma sul parquet dello stadio che di solito ospita le partite di basket della Seattle University questa volta non ci saranno cesti né palloni, ma un videogioco. Defense of the Ancients 2 (DOTA 2), per la precisione, un videogame con ambientazione fantasy in cui due squadre composte da cinque giocatori combattono tra di loro con l’obiettivo di distruggere la base avversaria e vincere la partita. Gli americani li chiamano MOBA, multiplayer online battle arena.
Ogni giocatore controlla un eroe dotato di abilità e caratteristiche specifiche e bisogna collaborare con i propri compagni se si vuole avere la meglio sugli avversari. Guai a pensare che non sia una cosa seria: in palio ci saranno circa 15 milioni di dollari. Il team vincitore dovrebbe portarsi a casa una cifra vicina ai 6 milioni. Quanto basta per cambiarti la vita. Per fare un paragone, gli US Open di Golf lo scorso anno avevano un montepremi di circa 9 milioni di dollari.

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