I lettori assatanati di Vanity Fair (Italia), come me, da questa settimana hanno finalmente la possibilità di leggere una ricca versione on line strutturata in stile social network piuttosto piacevole per grafica e contenuti. Si chiama Style.it ed è opera di una che se ne intende.
I servizi offerti comprendono anche la possibilità di aprire un Blog personale (nickname.style.it). La piattaforma è ben fatta, ricca di funzionalità e permette di creare blog molto personalizzati. Leggi tutto “Style.it e Vanity Fair va sul web”
Il post che non scriverò mai
Ho nella testa un post, un post che non scriverò mai, ma che mi frulla nella testa, mi rimbalza da un lobo parietale all’altro producendo strani suoni nel vuoto del mio cervello.
Ma non posso scriverlo. Per mille motivi, il primo è che forse farebbe arrabbiare qualche persona, il secondo motivo non lo ricordo più, il terzo è che non sopporto i blog che parlano troppo di blog e mi trovo a gestirne uno contro la mia volontà (lo giuro giudice, non volevo!).
Nel post che non scriverò mai avrebbero trovato posto un sacco di riflessioni sulla blogosfera italiana e su quello che le circola intorno. Le persone, i movimenti, le idee, gli eventi, i momenti di incontro. Avrei parlato delle sue fasi, per come le interpreto io, avrei dibattuto sul fatto che siamo partiti intorno al duemila con pochi sporadici casi di blogging “genuino” e pionieristico, basato sull’entusiastico riconoscersi in rete, sulla voglia di aggregazione, sulla quasi totale assenza di autoreferenzialità geek contrapposta ad una paradossale spontanea autoreferenzialità da tribù digitale.
Una fase prima di tutto tribale (come direbbe anche la brava Mafe che del primo movimento già faceva parte), un asse roma-milano molto curioso in cui i protagonisti iniziavano a muovere i primi passi dentro un ambiente piccolo, ma confortevole. I loro nickname ancora risuonano nelle caverne della blogosfera: Biccio, Flamingpixel, La Pizia, Proserpina, Arsenio, Dave, Arkangel, Sviluppina, Brodoprimordiale, 4Banalitaten, Polaroid, ecc. ecc. Dopo la caverna erano soliti ritrovarsi in un albergo messicano, ora dismesso e in alcuni eventi mondani padovani, anch’essi ormai dismessi. Erano pochissimi i giornalisti che frequentavano le caverne all’epoca.
Se avessi la voglia di scrivere questo post, parlerei di quando ho iniziato io, esattamente alla fine della fase tribale, sancita con il libro di Eloisa, Mondo Blog, che ha dato il via alla fase letteraria. I bloggers italiani avevano acquisito auto consapevolezza e miravano ad un posto al sole, solo che quel sole (sole solo sole!) era un evidente nonsense: la carta stampata. Ma loro non se ne curavano.
I blogger italiani entravano, quindi, nella fase due: la fase del “blogger scrittore”. Una rincorsa forsennata verso il libro, ma non il libro che parla di blog, ma il libro che contiene blog, o post, o vite di blogger. E quindi dopo MondoBlog (il blog secondo La Pizia) ecco Blog Out (la vita secondo 13 blogger italiani) e poi tanti altri testi, tutti più o meno simili e alcuni con la pretesa di non essere libri “normali”, antologie “normali”, ma testi innovativi perché nati digitali.
Il tonfo lo fa l’ultimo che pensa di essere un libro libro ed è invece un abile gioco messo in piedi da un’istrionica giornalista che diventa la leader inconsapevole (o no) del movimento. I blog ormai sono tantissimi, anche i giornalisti hanno un blog (ma non lo usano come tale) e si creano momenti di incontro per blogger, i primi blog raduni, i primi convegni sui blog che parlano di blog. I blogger che prima si parlavano solo con ICQ ora iniziano ad incontrarsi, a volte a bisticciare, parlano in radio, vanno anche in TV. Compaiono nuove “star” (è anche la fase delle blogstar questa) ed è la volta del bravo Personalitaconfusa, di William, del funambolico e bravissimo Zop, di Zu, di Violetta, di Sasaki, dell’irascibile Petunias, di Dave e di tanti e tante altre che si sono uniti al circo dei blog che è in fase decisamente crescente.
Nel post che non scriverò mai direi che c’è stata anche un’evoluzione tecnologica non da poco dal 2000 al 2004 (beh, è ovvio), molti blogger hanno iniziato da zero, con spazi di fortuna, con domini internet fantasiosi (retaggio dei loro siti personali), a volte su Geocities, spesso pubblicati tramite Blogger o ospitati direttamente da Blogspot (spesso senza commenti o con Haloscan). Di lì a poco molti dei blogger di quel periodo, della fase uno e della fase due, evolvono, lasciano le loro caverne calde e accoglienti e si lanciano in domini personali solitari (spesso dot net) alla ricerca di una maggiore visibilità. I messaggi di fumo sono ancora fatti con ICQ, che però tende piano piano, lentamente, all’oblio. Il sistema di blogging evoluto d’ordinanza è il complicatissimo Movable Type (un CMS marmoreo).
I momenti di incontro diventano goliardici e nascono i Blogrodeo, due edizioni: una a Milano e una a Torino (un personale bagno di sudore per organizzarlo), le altre tutte virtuali. Ma sono ancora retaggi della fase “letteraria”…
Se avessi voglia di raccogliere le idee e scrivere questo dannato post parlerei poi della fase tre. La fase attuale, che è preceduta da un’invasione barbarica.
Siamo alla fine del 2004, i blogger sono tanti, alcuni dicono troppi, altri sentono l’ambiente che si “involgarisce”, iniziano, con successo allarmante, a diffondersi le piattaforme italiane: Splinder, Bloggers, Clarence. E la valanga aumenta, arrivano i blog barbari di teenagers soprattutto quelli di MSN Space. E’ il tracollo. Poter emergere in mezzo a questa bolgia è quasi impossibile, molti blogger della fase uno e due, come La Pizia, abbandonano il campo. È la fase degli abbandoni e dei ritorni, spesso sul modello di Borg. “C’è altro da fare”…
La fase tre è una fase più metropolitana, con influssi internazionali. Google ha in mano la Rete, il PageRank e un dogma, il web 2.0 una realtà. Cambia tutto, le tribù son diventate comunità allargate, sociali. Le voci sono tante. E si inizia a parlare di “misure”.
La fase tre, o fase Geek, prende piede. “Blog Generation” prende il posto di “Come si fa un Blog“, entrambi testi importanti per l’avvio di questa fase, in cui regna la riflessione, lo studio, la misurazione, il confronto. GG è lo scienziato, ma non è solo, ci sono anche Mantellini, il Valdemarin e molti altri. In questa fase si parla di cose serie, ai limiti dell’accademia. Apogeo Online (testata storica del web) si evolve, grazie al nuovo direttore, e inizia a seguire da vicino il fenomeno (ma non diventa un blog!), anche con l’aiuto di bravi esperti e di nuove dinamiche menti.
La fase è molto geek, ma si iniziano a intravedere spazi per il marketing: nascono i primi nanopublisher. I blogger perdono la voglia di diventare romanzieri, o forse, quelli che ancora lo vogliono diventano quasi invisibili (Pulsantilla poteva, a quanto dicono, esserlo del tutto). Il sistema di blogging è ormai WordPress. Movable Type collassa su sè stesso. La bibbia è Nòva. I blogger che ci scrivono aumentano esponenzialmente le loro quotazione e la loro visibilità.
La fase attuale, avrei scritto nel post che non scriverò mai, è enigmatica. Il web 2.0 è esploso, ma non è ancora un fenomeno di massa. E’ un’evoluzione continua e i gadget si moltiplicano giorno dopo giorno. Non serve a nulla avere la conoscenza, basta diffonderla e farsi belli per questo, il caso enigmatico è talmente enigmatico che assume contorni da operetta. Si perché i blogger o pseudo tali iniziano a fiutare l’odore del successo e della notorietà in ambiente “business” e il loro lavoro diventa acrobatico: salire nelle graduatorie dei motori (come in piena new economy) linkare e farsi linkare, produrre, produrre, segnalare, pubblicare a più non posso, ma soprattutto partecipare fisicamente al fenomeno (con in mano i biglietti da visita!).
Così in mezzo ai grandi pensatori, ottimi tecnici e esperti appassionati della comunicazione (spesso anche internazionali) e in mezzo ad eventi super autoreferenziali e di importazione, come i Barcamp, compaiono i soliti outsiders, male necessario di tutti gli ambienti della comunicazione. In mezzo a gente che discute come far andar meglio la macchina, compaiono i venditori all’americana. I contenuti e il pubblico non contano, l’importante è lucidare la carrozzeria per il primo allocco che passa.
Dalle tribù siam passati alle bande (e qui cito un caro amico).
Nel post che mi frulla nella mente ci sono poi immagini strane che riproducono giornalisti che, guardando un’automobile, ripetono in modo ossessivo che le carrozze a cavalli sono meglio, e immagini incredibili di classifiche nate per fare in modo che la gente entri in competizione sulla base di regole simili al monopoli. Nella fase tre abbiamo iniziato a misurare e aggregare (blogitalia, blog journal), ad usare i feed come arma a doppio taglio, a venerare grandi spazi confusi pieni di gente e di oratori e a pensare che in fondo ci deve essere un vincitore, o una banda che batte un’altra sul terreno e per il predominio del territorio. E’ la fase in cui i messaggi di fumo si son fatti evoluti e vocali e la rete è diventata libera bella e subdolamente marchiata. Si sente puzza di brand ovunque, e quel brand ha l’anima pulita e poetica di Google.
Ora, se avessi la voglia di scrivere questo post, dovrei fare delle dichiarazioni scomode, dovrei dire che c’è molta puzza di bruciato in questo modo di fare rete e di fare blogging. L’autoreferenzialità, che nella fase tribale era una forma di auto consapevolezza utile a crescere, nella fase Geek è autocompiacimento misto a lobbismo: i blogger geek sono in attesa che qualche cosa succeda. La difesa di alcuni “nomi” serve a quei “nomi” per fare una rete più piccola, più isolata e più appetibile? I venti d’oltre oceano ci portano rumori di blogger che diventano opinion leader seri e qualificati, gestori di notorietà e di autorevolezza, i venti parlano di denaro e di fama.
Le classifiche, i sondaggi, i nuovi ritrovi italiani ci presentano “bande professionali di blogger” che abbandono la strada della blogosfera conosciuta per avventurarsi in altri ambiti, meno chiari, forse più caotici. Abbandoneranno la “scienza” e l’aspetto geek per conquistare spazi che sembrano esser pieni di occasioni e di utili idioti?
I blogger normali, non professionali e poco organizzati, poco star e molto comuni passano, in questo momento, i loro tempo a scrivere, fotografare, filmare, raccontare e purtroppo a compilare questionari e a misurarsi ogni mattina ossessivamente dentro a classifiche che sono troppo corte per contenerli tutti (insieme a generi blog merceologici di cui è poco comprensibile la presenza) .
Invece i blogger (che spesso non sanno di essere blogger) continuano ad alimentare un mondo pieno di sfumature e non compilano questionari, non guardano classifiche, si linkano perché amano creare relazioni personali.
Avessi il tempo, che non ho, per scrivere un post così, beh lo farei.
Ehi! Non sento più il tonfo sordo tra le mie pareti occipitali. Ohibò! Dov’è finito quel post che non scriverò mai? Cazzo… mi si è tutto sparpagliato nella finestra di wordpress (come il cervello del “negretto” in Pulp Fiction)… e ora? E ora non posso far altro che schiacciare il tasto “pubblica”. È il “blog” bellezza!
Ma la fase 4? Forse è una fase più matura. In cui si parlerà meno di blog e più di contenuti, in cui i media tradizionali percepiranno che non c’è competizione e che il futuro è comunque, lo vogliano o no, completamente digitale.
La fase 4, che definirei “dell’Aggregazione”, arriverà presto. In quella fase i blog saranno letti più facilmente tramite aggregatori di feed più intelligenti, più adattivi e più modellabili sui nostri interessi. La nostra rete sarà fatta di contenuti e di relazioni, e le relazioni vuote saranno ovviamente abbandonate all’oblio. La tecnologia di farà vedere nuovi contenuti sulla TV di casa o sul cellulare, con mediacenter semplici e affidabili e piattaforme mobili più semplici e usabili.
Misurare un mondo immenso sarà a quel punto impossibile e le statistiche ci diranno che la gente parla, si muove, collabora, in un universo pieno di voci, tutte importanti, tutte diverse, ma non in competizione. Speriamo che per allora i finti guru e i furbi siano scomparsi, ma di questo dubito fortemente. Forse, nella fase 4, la gente “normale” avrà delle armi in più per comprendere, capire e partecipare (se vuole) al grande gioco della comunicazione.
Geek2Geek vs Geek2People
Negli ultimi giorni su questo blog si sono scatenati interessanti dibattiti.
Il primo sull’iniziativa BDigital, che ha avuto molti riscontri e che adesso ha una sua paginetta ad hoc (vedi loghino sulla destra), sulla quale, spero, continui il dibattito.
Il secondo su Diario Aperto, il questionario per “sondare la blogosfera”.
Avevo espresso molte perplessità provando la compilazione come semplice utente di blog.
Esprimo ancora qualche perplessità dopo il dibattito che si è acceso, e che non posso riassumere in due parole (se avete voglia rileggetevi i commenti). Consiglio comunque a tutti di andare su Diario Aperto e compilare. Alla presentazione dei dati vedremo di continuare il dibattito (per me è saggio che continui anche “durante”, ma vedete un po’ voi, io ho detto quello che penso, con toni anche un po’ accesi, ma con estrema trasparenza).
Perché il titolo di questo post?
Beh, mi sembra che si stiano facendo dei passi avanti nell’ottica di uscire dalla fase geek della blogosfera. Sono timidi tentativi, ma la presenza in alcuni BarCamp di prossimo svolgimento di spazi per la divulgazione “non geek” è molto confortante.
Invito tutti a dare il loro contributo, qui o sui loro blog.
A breve il mio primo contributo “non geek“*.
* Indica una persona solitaria che è affascinata dalla tecnologia e dalla fantasia. Il significato di geek non coincide con quello di nerd.
Nostalgia floppy…
Dopo la fine delle audiocassette, è la volta del floppy disk.
Intere generazioni nostalgiche rimpiangono “supporti” pieni di emozioni, ancor prima che di musica o dati.
Ricordo che nelle mie cassette facevo acrobatici mix dalla radio e che le archiviavo con una meticolosità quasi maniacale.
E come non ricordare la cassettina del Commodore 128 con dentro Spy vs Spy e Indiana Jones?
Il floppy è meno poetico, ma è comunque un peccato che spariscano così nell’oblio.
E dire che di parolacce ne abbiamo tirate tante quando, inserito il floppettino, compariva la scritta “disco illeggibile” o “disco vuoto” e dentro magari c’erano un paio di capitoli della tesi. Comunque ho ancora un floppy funzionante con dentro SimCity. E funziona direttamente da dischetto…
Per le audio cassette c’è un sito museo molto carino, che segnalo… e consiglio.
Comunque tra un po’ tocca ai CD…
Si ricomincia … a porte chiuse.
Decreto del governo. Domenica si gioca e in serie A, ma cinque incontri saranno a porte chiuse.
Mentre in B, tutti gli incontri saranno senza spettatori.
Io avrei fermato tutto per un paio di mesi.
Scommettiamo che tra un mese ci siamo scordati tutto?
Inchiesta Diario Aperto… Fortissime Perplessità.
Oggi, visto che non sono in ufficio, causa malattia, ho deciso di guardare le mail e rispondere a vari inviti, tra cui quello di Diario Aperto per l’inchiesta SWG sui blog italiani. Ho ricevuto l’invito tanto tempo fa e non ho mai provato la compilazione del questionario. Mea culpa. Però meglio tardi che mai, no? Inizio con entusiasmo, visto che è sponsorizzata da cari amici bloggers (oltre che da Splinder, Punto Informatico, …)
Peccato che il mio primo click qui abbia prodotto subito un sobbalzo sulla sedia.
Tante righe orizzontali e basta. Ohibò… ma come?
Ho pensato che il sondaggio fosse chiuso, eppure Luca aveva annunciato che era ancora aperto…
Invece, sob, è un problema di browser. Non funziona con Firefox!!! Ma come??? (peccato che sia un browser molto gradito soprattutto ai blogger)
Apro Internet Explorer, qui funziona. Insomma… diciamo che si apre. Sul “funziona” ne parliamo dopo.
Ho compilato una prima volta, e sono rimasto perplesso, molto perplesso. Mi son detto… adesso scrivo un post di critiche. Devo rileggere il questionario però. Se no, non son critiche costruttive… e ragionate.
Ma se uno riprova a compilare per una seconda volta… metti che la prima non avevi finito, il messaggio è: “List index out of bounds (-1000)“… ehm. Ovvero?
Giusto impedire la seconda compilazione, ma… usiamo un messaggio da essere umani!
Riprovo con Opera che, invece, funziona (era meglio il blocco sull’IP…)
Ricompilo.
La domanda che mi spiazza è “Verso quali tipologie di prodotto sono rivolti i tuoi acquisti on-line?”
Ohibò… e che c’entra con i blog? E’ una domanda voluta da SWG vero???
La seconda che mi spiazza è su “Quali di questi servizi utilizzi?”… Newsgroup, Forum, Instant Messenger, “Chat dentro ad un sito web”… Chat dentro un sito web???? Ovvero?
Mah…
Di seguito mi viene chiesto se leggo blog e se ho un blog (ad esempio MySpace… Che è una Social Network!!!)
Se rispondo che non leggo e non uso un blog vengo giustamente sbattutto fuori. Ok, ho sbagliato… voglio rifare.
Niente. Impossibile. Leggi tutto “Inchiesta Diario Aperto… Fortissime Perplessità.”
Spieghiamo questo mondo… Bdigital!
L’iniziativa di Luca De Biase, coadiuvato da Luca Conti, per spiegare cos’è un blog in 2000 battute (ultimo numero di Nòva) è molto interessante e credo che sia una buona strada per iniziare a raccontare cosa è questo mondo a chi si affaccia al digitale senza avere le “armi” e le conoscenze giuste.
I BarCamp, lo abbiamo capito, sono troppo autoreferenziali. Non credo che continuando a barcampare sugli stessi temi e con le stesse persone in giro per l’Italia si ottenga un risultato particolarmente interessante. Milano, Torino, Roma hanno ospitato interventi interessanti ma ovviamente molto geek con un pubblico per molti versi sempre uguale.
Forse il più interessante è stato veramente quello di Vercelli, il NoCamp. Dove la “non presenza” ha generato comunque contenuti interessanti… 🙂
Siamo al lancio dei BarCamp di Bologna, di Genova, di Udine, di Matera, di Ancona. Quali saranno i contenuti? Quale sarà il pubblico.
Anche nel caso dell’iniziativa di Nòva il problema è sempre lo stesso, chi è il pubblico, chi legge Nòva? Sicuramente non il pubblico che dovrebbe imparare, che potrebbe diventare “massa critica”.
Da una chiaccherata fatta giovedi sera, durante un aperitivo, con Enrico e Vittorio sulla “massa critica” del blogging e sulla questione delle classifiche mi è venuto in mente che qualcosa in realtà si può fare.
Questo blog in realtà era nato anche per queste cose, per essere un approdo semplice e informale alle tante evoluzioni del fenomeno blog e dei media sociali e digitali in genere. Mi piacerebbe che fosse di stimolo per lanciare qualche iniziativa sul tema.
Insomma Andrea, qual è la proposta?
Beh, in poche parole, chi se la sente può fare da “evangelista” della Rete (non solo dei blog). Il metodo è piuttosto semplice, ma è fatto di almeno 3 azioni distinte:
- Per ogni prossimo barcamp qualcuno si prende l’onere di fare almeno un intervento (anche in compagnia) che spiega da zero cosa è questo mondo, quale è la sua storia, quali sono gli attori, i movimenti e gli strumenti utili per muoversi con agilità pur non volendo diventare blogger attivi (un po’ la filosofia del WebDays 2004 – 2005 o dei vecchi gloriosi Webbit di Padova (per alcuni seminari).
Il target saranno le persone che non fanno parte di questo mondo (e che dovranno essere invitate) e i media tradizionali.
Chi si prende l’onere per i prossimi barcamp? Io suggerirei che lo facciano alcuni “blogger navigati”. - Presidiare Wikipedia Italia.
Wikipedia è il punto di approdo principale per il “navigatore normale”, per lo studente, per il professionista a caccia di definizioni, di istruzioni, di conoscenza. Le definizioni contenute nella versione italiana (vedi blog) sono abbastanza deficitarie e “piatte”. Io ogni tanto lavoro sulla definizione di “blog”, ma poi per qualche motivo compare sempre una modifica che “appiattisce il tutto”… Sob! (e dire che nella versione inglese le mie modifiche vengono accettate). - A turno, ci prendiamo la briga di pubblicare sul nostro blog personale un post (o podcast) con un titolo simile e con almeno una tag simile. Il tema dovrebbe essere “spiegare in poche parole un aspetto della rivoluzione digitale” con un linguaggio semplice e con esempi. La tag sempre uguale permetterebbe una facile ricerca su technorati, sui motori di ricerca tradizionali e sui principali sistemi di social networking (Social Dust, Digg, Segnalo, Spurl, …) e permetterebbe ai nuovi “evangelisti” di sapere se quel tema è già stato toccato da qualcun’altro.
Riportando sempre la stessa immagine e lo stesso tag avremmo con facilità (!!!) una “Digitalpedia” fatta di post e di commenti tra di loro linkati e in continua evoluzione, all’interno di tanti contenitori.Questa è l’immagine che propongo:

Con il link alla tag “Bdigital!” (che poi dovrebbe comparire anche al fondo di ogni post).
Qui trovate il codice da inserire per mettere l’immagine nel post (già con il link) se non volete salvarla sul vostro blog direttamente.
Insomma, che dite? Lavoriamo su questo fronte insieme? Io lancio la palla. Vediamo chi la raccoglie. È un meme aperto (ovviamente la proposta può essere modificata, emendata, migliorata). Non siate timidi, lasciate un commento qui sotto e vediamo se funziona.
Il clima sta cambiando
Si, il clima sta cambiando. Il clima in senso meteorologico. I saggi si sono riuniti nuovamente dopo il 2001 e ora il Global Warming è un problema serio, serissimo, un vero grido di allarme.
Un bell’articolo di martedi scorso, pubblicato su La Stampa a pag 11, e intitolato “Perdi Carb e salverai il pianeta” (a cura di Carla Reschia) fa una bella analisi di cosa possiamo fare noi, nel nostro quotidiano, per combattere il fenomeno. Si, perché siam sicuri che le grandi corporation e le grandi nazioni non faranno quasi nulla per impedire il disastro. E nessuno ha ancora calcolato la Cina e l’influsso che la sua imponente crescita avrà sull’effetto serra e quindi sul Global Warming.
L’articolo suggerisce (ne faccio un sunto):
– Non fare il bagno, ma fare la doccia (si risparmiano in media 45 litri d’acqua)
– Non prendere la frutta o altri cibi freschi con un uso esagerato di plastica per le confezioni (ad esempio, bustina di plastica per le mele, bustina di plastica per i finocchi, contenitore di plastica per le olive, …)
– Fare due lavatrici al massimo alla settimana
– Usare il forno a microonde e non quello normale
– Evitare di prendere la macchina per 7 giorni al mese
– Ridurre di un grado il clima in casa (se avete il termostato ovviamente)
– Per la cena van benissimo le candele (sono anche romantiche)
– Consumare solo frutta e verdura di stagione (quelle fuori stagione viaggiano in aereo)
– Spegnere le luci in casa quando non servono e spegnere il PC se non lo usi (qui le cose si fan difficili), staccare i trasformatori se no li usate…
Le varianti hard sono:
Fai installare un impianto per energia solare e non usare la macchina in città.
Io qualche indicazione la seguirò (in realtà già lo faccio). Voi che fate?
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