Si fa un gran parlare in questi giorni di “misurazione delle reti sociali”, di dare un valore e una posizione ai tanti blog italiani.
Ne hanno parlato Luca, Federico, Tony, Svaroschi e tanti altri (mi perdonino se non li cito)… lo han fatto tutti con intelligenza e maestria (alcuni un po’ da maestrini).
Io mi permetto di riportare un pezzo dell’intervento dell’amico Giuseppe su Apogeo On Line.
[…] Le metriche serviranno a fare in modo che chi ragiona sulla pubblicità abbia sufficienti elementi per valutare l’impatto e il risultato degli investimenti in Rete. Le page views e le metriche attuali (derivate dalla logica televisiva) non rendono sufficiente giustizia alle potenzialità del web e non convincono fino in fondo gli investitori. Le metriche che servono, probabilmente dovranno tenere conto di parametri del tutto nuovi: affidabilità (sui singoli temi, non personale), capacità di influenza, relazioni. Ma anche, in una topologia della conoscenza in cui una pagina è accessibile in maniera proporzionale al numero di link che puntano a essa, di una certa quantità di variabili di cui ad oggi non veniamo ancora a capo. In futuro queste metriche dovranno monitorare e rendere misurabile la Rete non in maniera statica, ma dinamica.[…]
Io partirei da qui per dare il mio piccolo contributo, in un dibattito che da sotterraneo è diventato aperto, frizzante e dinamico, dando prova di una grande vita nella nostra piccola blogosfera.
Certo è che ci poniamo dei problemi un po’ complessi e che ovviamente molti blogger non reputeranno degni di interesse (siamo nella fase delle famose “beghe” mentali).
Ma questo tema detta gran parte dello sviluppo di un intero sistema, che è in dinamica evoluzione e che richiede, come dice Giuseppe, un ragionamento (anche) sulle nuove metriche.
Io mi chiedo da giorni e dopo il successo di BlogBabel: Ma a cosa serve una classifica di Blog?
Ha un senso? Ancor prima di discutere sulle forme di analisi e di misurazione. Ha un senso trovare i 10 “migliori” blogger?
E i “10” migliori blogger sono quelli “più letti“? (mancano i dati quantitativi in questo caso)
Sono quelli “più linkati“? (basta il paradigma di Technorati e del PR di Google? No, direi di no)
Oppure sono quelli che hanno un’effettiva qualità dei contenuti? (chi la giudica, una giuria? Un comitato? Si usa il “voto”? Strada difficile se non impossibile)
Senza una metrica adeguata siamo fermi al palo.
Ma senza la risposta alla domanda – Cosa serve una classifica?– siamo fermi e basta.
L’idea potrebbe essere tirare in ballo qualche teoria sugli Opinion Leader (ma potrebbe servire a cosa?), sulla reputazione, o ancora, pensare che 10 blogger della parte alta della “Long Tail” siano in grado di muovere le masse e le opinioni più delle migliaia di blogger della parte bassa ma lunghissima della coda (meno lunga di altre nazioni è vero)?
La presenza in testa alla classifica di blog come Macchianera (1), Pandemia (2) e Beppe Grillo (4) è comprensibile, ma ad esempio Grillo (anche se non è più un vero blog), secondo me, fa più accessi di Macchianera e Pandemia messi insieme e moltiplicati per dieci.
Nella classifica compiano anche i blog di nanopublishing della banda di Blogo.it. Ottimo, ma aggregarli insieme a quelli non commerciali è un po’ bizzarro: sono oggetti molto diversi. Non possono stare nella stessa classifica (anche perché banalmente si autocitano aumentando il rating)!
Concordo con Federico e Stefano che nella mappa di Qix.it (ormai famosissima, tanto da finire appesa in molte pareti a mo’ di quadro) sono molto più interessanti le righe dei punti. Ok, ma poi?
Esteticamente è molto carina e dietro si vede che c’è un gran lavoro (poi il mio blog personale è esattamenti in mezzo, quindi il mio ego ha avuto dei momenti di esaltazione infinita), ma… è solo una prova creativa quasi artistica. E quindi Toni ha ragione quando esclama “Non è la blogosfera italiana!” (forse esagera un pochino inducendo il sostetto che ci sia sotto un po’ di sana invidia per la concorrenza con la sua Top100).
Conclusioni:
- Senza una metrica efficace non si possono far classifiche (un audiblog?), ed è ovvio che non bastano sistemini basati sulle visite o sulla pagine viste (perché sporcati da robots e simili).
- Il limite della classifiche rimane il loro utilizzo, è fondamentale capire se il payoff nel mettere in piedi un sistema come quello di BlogBabel (fatto di tanto lavoro) non sia solo aumentare la visibilità di Blogbabel stesso.
- Bisogna pensare ad un sistema utile anche anche all’uomo della strada e che non cada, come succede adesso, in circoli virtuosi di autoreferenzialità. Bisogna porsi la domanda se ad un non blogger può interessare o meno sapere quali sono i blog più letti…
- Per gli addetti ai lavori: vanno ragionate nuove forme di blogroll, quelle attuali sono desuete e un po’ statiche, l’idea del link dinamico legato a cosa ho letto (o detto) e cosa sto effettivamente leggendo è interessante. A quel punto mettere un link statico rimane quello che è: un attestato di stima ed un sistema di “raccomandazione” (Interessante no? Aggiungere le recommendations in stile LinkedIn potrebbe essere un plus).
- Il sistema di rete sociale stile LinkedIn potrebbe essere un esempio? Potrebbero i famosi 6 gradi di separazione (tra me e Bush, … ehm meglio Winona Ryder) aiutare a risolvere il dilemma della mappatura?
Sono più domande che risposte, ma anche in questo mi sembra di essere in ottima compagnia.

Le domande sono sempre un ottimo inizio. 🙂
P.S. Winona Ryder?!
Ma soprattutto perché una classifica? Io trovo che il blogger tipo (e io non faccio eccezioni) sia già tanto autoreferenziale da aver bisogno di tutto fuorché di qualcosa che contribuisca ad aumentare la sua coda di pavone. D’altra parte ammetterete che il fatto stesso di mettere su un blog personale dove raccontarsi e raccontare la propria visione del mondo è un’azione davvero egocentrica.
Oggi lo fanno quasi tutti quelli che conosco, è la normalità. Ma ritengo ancora che a pensarci razionalmente sia davvero buffo pensare che la nostra vita possa davvero essere la storia più interessante da proporre agli altri. Con tanto di foto e filmati a corredo, poi.
Sarà che forse mentalmente non sono ancora del tutto 2.0… Ma detto in altri termini, le classifiche non mi paiono più di tanto utili. Soprattutto se ragioniamo escludendo i blog commerciali, che forse sono gli unici a cui un buon posizionamento può interessare davvero.
Ok… Io sono ottocentesimo e tu centesimo. Ma qualcuno andrà mai a leggersi i posti dei 700 che ci sono in mezzo?
Se uno legge me lo fa perché mi conosce e pensa che possa dire qualcosa di interessante, o perché ho taggato il mio post con una parola chiave furba e ben assestata, o perché mi trova linkato/citato/segnalato da altri che incontra sulla sua strada negli stessi identici modi.
Forse servono davvero altri modi per orientarsi nella blogosfera. Forse le tue domande sono molto pertinenti. Forse una classifica tipo quella di Blogbabel è curiosa (ma personalmente niente di più) per sapere chi è nei primi 10 (la top ten è quella che conta davvero dai tempi di discoring) ma degli altri 1000 che vengon dopo che ce ne frega?
E allora, mi chiedo, quando smetteremo di farci belli per quanto ce lo abbiamo più o meno “mediaticamente” lungo? Macchianera e Pandemia li conosciamo, li leggiamo e li stimiamo tutti. Il fatto di sapere che sono i primi due ce li fa forse apprezzare di più?
Secondo me è inutile come metro qualitativo…
credo invece che possa essere una buona vetrina…
Cliccando a casaccio si trovano blog nuovi e qualche contenuto interessante lo si trova sempre…
per il resto, sono d’accordo con il commento di gomma qui sopra al mio.
La classifica può essere un “utile gioco” nella misura in cui stimola la serendipity, per il resto spero che dai dibattiti (ricorrenti) di questi anni si sia imparato a non attribuire a quei dati significati che non hanno molto senso oggi (ad esempio più link = più influenza di cui parla GG in quel bel pezzo).
Io ho usato un tono perentorio (e IMHO opportuno) poiché stava passando nell’indifferenza dei più l’equazione “quella mappa = blogosfera italiana”. Non so come potrebbe una mia eventuale invidia condizionare la sostanza del messaggio, invece. Presumo che qui Andrea cerchi di ipotizzare ciò che avrebbe indotto alcuni a far peccati di pensiero circa la mia buona fede (cioè la presunta rivalità tra Blogbabel e BlogItalia che somiglia a quella tra una mela e una pera…dato che BlogItalia è fondamentalmente una directory).
La teoria del piccolo mondo può tornare utile…ne scrivo a breve.;)
Ha ragione Giuseppe quando dice che le mappe della rete girano da molto tempo, e non sono una novità.
E concordo con i tuoi pareri sulle classifiche. Detto questo, trovo che la mappa di blogbabel abbia una sua utilità, come dire, artistica. Sarà che a me son sempre piaciute le mappe della rete (ne ho una attaccata alla corkboard qui davanti da almeno un annetto).
Da qualche giorno, però mi affascina la Trend Map dei giapponesi, che, come dicono loro stessi è “totally unscientific”, ma bella da vedere.
le classifiche? chi scrive blog è egocentrico e verificare la propria posizione in una qualsiasi classifica è nutrimento per se. Poi la possiamo scrivere in altre forme, ma tanto la sostanza è quella.
Ciò detto: benvenute le classifiche, sono molto simpatiche…;o)
Le classifiche sono solo un gioco, un modo per avere una lunghissima lista di blog sotto mano e magari cliccandoci a casaccio trovare un blog interessante…la qualità di un blog è una cosa oggettiva, ognuno di noi ha una propria classifica personale che và olte ai numeri dei lettori, dei link o dei feed
ma sai secondo me lasciano il tempo che trovano, servono ai giornalisti per individuare con facilità il “noto blogger” da intervistare quando capita qualcosa di morboso nella mitica “blogosfera” 🙂
io per me leggo blog cliccatissimi e ne leggo altri che non ricevono quasi nemmeno una visita al giorno. dipende dall’umore, dal momento, dalla reciprocità di commenti e di visioni. le classifiche? Mah! preferisco i blogroll degli amici 🙂
Si, anche secondo me così come sono servono solo da smalto per le code dei pavoni. Però penso che l’attendibilità e la qualità siano importanti per l’informazione più che per la vita del blogger (o la sua notrietà) e che possano tranquillamente essere verificati da un algoritmo (non facilmente, eh, ma sono sicuro che una logica c’è e a dire il vero mi sembra anche abbastanza visibile a occhio nudo). Qui è tutto un algoritmo, vuoi che il google team google non sia già al lavoro?
Uscirà senz’altro qualche servizio di metrica che stabilirà se ha ragione Repubblica o l’anonimo blogger.