Ecco un altro giornalista che non ha capito nulla sui blog

Ernesto Assante si unisce alla lunghissima lista dei giornalisti che non han capito una fava del blogging.

“Fin dall’inizio le pagine personali erano in fondo dei diari (a si?), i forum erano degli spazi di dibattito collettivo (di rissa nel deserto stiamo parlando), i bullettin board e la rete di Fidonet esistevano addirittura prima che qualcuno provasse ad immaginare il Word Wide Web”.

Certo, sembra che i blog siano nati nei caffè francesi di fine secolo. Sembra.
Si son trovate tracce addiruttura sulle pitture rupestri di una caverna vicino a Seattle. La scritta riprodurrebbe il simbolo del feed RSS.

L’articolo su Venerdi di Repubblica è dedicato all’ipotetico decennale dalla nascita dei blog. Se la potevano giocare meglio.

RItalia Camp

Buono lavoro a chi oggi si riunisce per RItalia Camp.
Un’occasione preziosissima di vedere come si potrebbero creare cose decenti, senza spendere tonnellate di denaro e coinvolgendo persone competenti.
Cosa vogliono ottenere le persone che si ritrovano oggi al dipartimento di Scienze del Turismo dell’Università Bicocca di Milano (accesso libero)?

  • Un documento di specifiche per un portale italia.it al passo con i tempi.
  • Sperimentare una modalità di BarCamp orientato ad un progetto specifico.
  • Sensibilizzare aziende, professionisti e organizzazioni su una differente modalità progettuale fondata sulla collaborazione.
  • Se si riesce a formare un gruppo di lavoro, eventualmente si potrà portare avanti il progetto che verrà definito nel documento di specifiche.

Attenzione solo ad una cosa.
Non formiamo nuovi lobby e nuove “logge”. Non ne abbiamo proprio bisogno.
Pensate sempre che in esistono anche (e soprattutto) utenti web molto normali e molto 1.0. Aiutiamoli!

Il telefonino del postino

Poste Italiane(Perdonate il titolo, m’è scappato).
La notizia a è ufficiale, ma circolava già da mesi: Poste Italiane entra nel business della telefonia mobile con un proprio brand.
Non sarà un “operatore fisico”, ma rivenderà connettività di altri gestori “storici” italiani, con molta probabilità TIM. Ma questo per ora non è ancora stato svelato. Non si tratterà di un vero e proprio “operatore virtuale” (dotato di un minimo di infrastruttura) ma di un ESP (Enhanced Service Provider). Per la clientela questo aspetto rimarrà trasparente a meno che l’accordo non sia di co-branding, ovvero due marchi: TIM+POSTE ITALIANE o VODAFONE+POSTE ITALIANE. Gli altri operatori, Wind e 3 non sembrano della partita.
Intanto si stanno profilando altri ESP potenziali nel mondo della Grande Distribuzione Organizzata. Davanti a tutti IperCoop / Nova Coop e a seguire marchi come Carrefour e Auchan. Vedremo.
Ma cosa cambia? Per l’antitrust italiano questo favorirebbe la concorrenza (come succede in altre parti del mondo), in più Poste Italiane pensa di introdurre “mobile banking” e la possibilità di mandare “raccomandate e telegrammi”…
Sono un po’ scettico, non sol modello commerciale, ma su Poste Italiane.
Perché? Perché questi operatori virtuali hanno due possibili “modelli” da seguire, due leve per entrare nel mercato:

  • forte identità del marchio (e quindi proselitismo di massa sui clienti, vedi Apple, Sony, Ikea, Prada, Ferrari, …)
  • abbattimento dei costi di telefonia e dispositivo (a fronte di costi elevati per servizi aggiuntivi), questo dovrebbe essere il modello della GDO come Ipercoop, Auchan, Carrefour.

Dove si inserisce Poste Italiane? Nel primo? Direi proprio di no.
Nel secondo? Si, probabile, ma gli esempi sui Poste Italiane Shops (comparsi dentro gli uffici postali di grandi e medie dimensioni) non è per niente attraente: pochi prodotti costosi e in alcuni casi di bassa qualità.
E poi… cosa vuol dire mandare i telegrammi con il cellulare??? E’ un ossimoro, i cellulari mandano SMS (anche MMS)… non telegrammi (se chiudessimo l’era del telegramma? STOP mi sembrano sorpassati STOP no? STOP).
A questo allego un pensiero ulteriore. Mi viene in mente il sito delle Poste, grande esempio di come l’ente approcci il mondo del digitale. Avete provato ad iscrivervi? Sì? Allora sapete. Se non avete provato fatelo. Scoprirete che la password per il servizio vi verrà spedita nella vostra casella postale, sì, quella vera. Di casa. Una forma originale di comunicazione cross mediale. Da internet alla buca delle lettere. Geniale!

Alla ricerca di…

parte abitata della rete

A Torino non v’è traccia de “La parte abitata della Rete”, ultimo Libro di Sergio Maistrello.
Di racconto la mia simpatica ricerca (a vuoto).
Voi che potete compratelo, promette molto bene.
Io mi butto online e sfodero la carta di credito.

Perché Murdoch fallirà

pellicolaLa notizia di oggi è l’accordo Murdoch – General Electric per la creazione di un portale di contenuti video prodotti da grandi major e da grandi corporation della comunicazione. Gli attori sono NBC, News Coorporation, Universal e in background Microsoft (attraverso MSN), Yahoo e altri grandi player della rete.
L’obiettivo è spezzare il monopolio di YouTube e quindi di Google.
Io credo che l’operazione (che sarà lenta, forse troppo lenta) porterà alla creazione di un gigante di contenuti “top-down”, probabilmente un monopolista del mercato dell’audiovisivo on line. Ma la guerra a Google non è facile da vincere.
In primis perché Google punta agli utenti e alla loro partecipazione (i contenuti di YouTube sono generati in gran parte dagli utenti) e in secondo luogo perché si tratta di due filosofie opposte.
Google ha il monopolio perché usa un modello vincente. Unico per ora. Stiamo parlando di un sistema di appoggio per altri web media (non ultime le console mediacenter), di riuso, di servizio aperto che punta sulla quantità e non sulla qualità (per ora).
Google Video e YouTube sono sulla parte lunga della lunga coda, gli altri sono sulle “hits” della coda di Anderson. Se la teoria ha un senso Google vince alla distanza comunque, a meno che i colossi non decidano di distribuire materiale coperto da copyright in modalità gratuita e ad alta qualità. Un divx di qualità decente non è mai inferiore ai 600/800 mega bytes e in rete lo streaming di contenuti di qualità è ancora un miraggio.
In ogni caso la lotta è su terreni diversi e diversi saranno i due mondi che continueranno a spartirsi la torta della pubblicità.
Da una parte Murdoch e i suoi con sponsor come Cisco, Intel e General Motors e dall’altra Google con la miriade di piccoli inserzionisti di Google Adsense. Due mondi, due modelli e a Murdoch non conviene scendere sul terreno dei ragazzi di Mountain View, pena la sconfitta.
Il titolo del libro di Anderson (nella versione italiana) è più che una profezia: “La coda lunga, da un mercato di massa ad una massa di mercati”. E Google è la porta di accesso per una massa di mercati. Dove ogni utente è un mercato a sé.

Ma finiamola!

Leggo su Vision Blog un articolo di Bernardo Parrella intitolato “Quella bolla piagnucolosa detta web 2.0
Cito una parte della sua citazione di Hirschorn.

[…] dimenticando come il social networking online sia tutt’altro che una novità. Semmai fu il senso stesso di Internet fin dalla sua nascita, con le prime email tra i ricercatori di Arpanet nel 1971 e il WWW ideato da Sir Tim Berners-Lee nei primi ‘90. E cos’erano le Bbs e i conferencing system dei primi ’90? Rigorosamente text-only, con modem a 2400 o 4800 bps e una lenta connessione risolta dal fischio liberatorio del contatto stabilito, quando andava bene. Ma già allora reti di socialità, condivisione, discussione aperta. Insiste Hirschorn: “I social media sono stati in giro fin dall’alba del Web. Ricordiamo GeoCities? L’innovazione chiave che lanciò l’attuale moda era semplice: mettere in rete gli utenti e consentire loro di interagire come si fa nella vita reale – o almeno come avremmo voluto fare nella vita reale. Sono anni ormai che usiamo i blog” […]

Ammesso e non concesso che il web 2.0 non esista e che sia solo una buzz word e una moda, l’idea che non sia cambiato nulla serpeggia da troppi mesi e non ne capisco il motivo. Cito la frase sopra perché è emblematica ed in sostanza si riassume con l’intervista concessa da Tim Berners-Lee poco dopo lo scoppio della web 2.0 mania e in particolare nel concetto: “Il web l’ho pensato e inventato come partecipativo e dal basso“.

Queste sono cose non vere. Anche se le dice TBL! Anzi Sir TBL.
Io mi chiedo cosa fosse il social networking fatto con le BBS e mi chiedo come potesse essere sociale il web nel 1995 (per esperienza vissuta). Il livello di interazione e di User Generated Content era vicino allo zero. Dove si dialogava allora? Nelle chat e sui forum? Nei Newsgroup? Si, puo’ darsi. Ma è come dire che chiacchierare bendati e appesi ad una fune sospesi su un precipizio sia come dialogare in ascensore o davanti alla macchina del caffè.

Le tecnologie sono maturate, la rete si è diffusa, esiste una massa di utenti che non sono più solo geek, esistono “momenti” di comunicazione di eccezionale novità ed esistono ambienti come YouTube e Flickr che hanno permesso di innondare la rete di contenuti generati dal basso (non sempre) e spesso di notevole qualità (non sempre). Leggi tutto “Ma finiamola!”

Ecco la Play Station 3

Play Station 3 + controllerIeri è stata lanciata in Italia, con due giorni di anticipo, scatenando le ire della Sony che aveva fissato il lancio europeo per il 23 marzo. Siamo curiosi di provare questa console, attesa ormai da mesi e pubblicizzata come la “console definitiva”, un oggetto in grado di reggere il mercato per almeno 3 anni. Considerata la legge di Moore questo ci sembra difficile, se non impossibile, diciamo che a livello tecnologico la console Sony è un concentrato di tecnologia allo stato puro. Ha tutto e di fatto è anche un potente mediacenter. Rispetto alla prima gloriosa versione siamo anni luce di distanza, come se fosse stata prodotta trent’anni fa (e invece era il 1993).
Ieri ho visto le dimensioni dell’oggetto e un po’ mi sono spaventato (sono ormai abituato alla Wii). Devo dire che nel negozio dove l’ho vista non c’era la coda e la lista delle prenotazioni è stata abbandonata all’oblio. Sembra che siano arrivate molte PS3, ma che ci sia poca richiesta, anche perché i titoli usciti al momento sono molto pochi (zero in Italia).
Per dare un giudizio dovrò attendere poco … qualcuno ha già fatto l’acquisto e secondo me fra un po’ ne parlerà parecchio sul suo blog.

Un primo giudizio al volo sull’interfaccia: Ottima… ma … è quella della Play Station Portatile! Comunque la scelta mi sembra molto furba.

Web 2.0 in salsa “conservative”

Sei un amante dei video e un fedelissimo (nel senso biblico del termine) allora per te c’è GodTube (il logo è uno spasso).
Se invece vuoi incontrare solo persone di destra conservatori come te e vagamente bigotti allora c’è conservativematch.com, spassoso quanto il primo (grazie a Vermario per la segnalazione).
Siamo in attesa di servizi web 2.0 per amanti di Satana, adoratori della carne macinata, amanti delle Mentos esplosive (ah quello c’è già), adoratori di angurie, ex serial killer e club di profanatori di tombe vichinghe.