Pensate bene per chi votare

Un piccolo strappo alla regola, per colpa di un ottimo post di Gommaweb.

Un tempo gli eroi erano quelli che morivano per lo Stato. Erano gli Ambrosoli. I Dalla Chiesa. I Livatino. Gli Scopelliti. I Falcone. I Borsellino. Uomini che indossavano una divisa o un’idea e la portavano con orgoglio in difesa della legalità. Al servizio di tutti.

Oggi per alcuni gli eroi sono personaggi schifosi. Affiliati a Cosa Nostra e condannati all’ergastolo per duplice omicidio. Oltre che, precedentemente, per altre cosucce come lesioni personali, truffa, traffico di stupefacenti, estorsione. Personaggi come Vittorio Mangano, lo “stalliere di Arcore”.

Pensateci quando andrete a votare. Prima di mettere la croce sul simbolo del Popolo delle Libertà, almeno un poco pensateci. Magari non lo farete più, anche solo per rispetto a chi – di destra come voi dite di essere – ha lavorato e dato la sua vita per il Paese. Pensateci perché questa è la destra che vogliamo, che forse volete anche voi. Solo che non è quella che state pensando di votare.

Io dubito che lo farete. Ma prendetela così… Se voterete lo stesso il cavaliere dell’apocalisse e i suoi “amici degli amici”, quando tornerete a casa avrete un altro ottimo motivo per sputarvi in faccia. Dovrete solo guardarvi allo specchio.

Sabato 5 Aprile al Motorvillage

Ne avevo parlato qualche post fa.
Ora son qui per ricordarvi il micro (ma macro nei contenuti) evento del 5 aprile pomeriggio al Motorvillage di Torino.
Mi raccomando, non mancate, sarà anche l’occasione per rivederci e fare un mini raduno pomeridiano con annesso aperitivo.

Play on Plaid
La Musica incontra l’ambiente e le nuove tecnologie
I musicisti di Play on plaid insieme al giornalista di Mucchio Selvaggio Damir Ivic, l’esperto di Information Technology Andrea Toso, Enrico Sola (blogger e esperto ICT) e Vittorio Pasteris (blogger e giornalista di La Stampa.it). Coordina l’incontro Fabrizio Vespa (Giornalista e dj).

Cosa Blogbabel non è (era)

Si è parlato molto e discusso altrettanto sulla controversa classifica di BlogBabel, anche su questo blog, non con poca difficoltà.
Ne ho parlato e ne parlerò forse ancora, anche se il dibattito in se un po’ mi annoia, ma vorrei puntializzare un pensiero che mi frulla in mente dopo aver letto una trentina di post sulla chiusura di blogbabel (temporanea) di questi giorni. Per chi non fosse informato qui ci sono un sacco di post che ne parlano.

Ma sappiamo cosa è (era) BlogBabel? Beh sì. Sicuramente una controversa classifica di blog e poi una finestra (anche questa un po’ controversa) di quello che i blogger discutono ogni giorno. Post, libri e video. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’eliminazione dal computo dei link dei tumblr con relativa sommossa di chi invece pensava (come me) che anche questi strumenti sono conversazione e come tale oggetto valido di misurazione.

Una cosa sicura (almeno per me) è che Blogbabel non è (era):
un servizio (per esserlo devono esserne definiti i limiti e le funzionalità e BB non faceva nulla di tutto questo, tutto era molto “umorale” è ballerino)
una sperimentazione (forse all’inizio, ma le sperimentazioni che durano anni o portano a risultati intermedi o vivono ad oltranza e quindi diventano discutibili o inutili)
una conversazione (sì, in apparenza, ma nell’era della conversazione on line, o si discute alla pari o non si discute e chiaramente gli inventori devono stare al gioco, se non lo fanno e impongono comunque la loro “paternità” e la loro “ultima parola” allora… questo va bene per un “servizio” anche se gratuito)
un gioco (no, la classifica non è un gioco, ha mosso molte cose in una blogosfera fatta di pochi e spesso privi di scrupoli)
un business (non si è mai visto un business model anche se all’inizio venne annunciato, non si crea un business a tentoni o in corso d’opera)
un demonio (no, BB è meno importante e meno negativa di quello che si pensa o si può dire)
un catalizzatore di conversazioni (sì, ma metaconversazioni, con tutto il limite che queste hanno e la tentazione di mordersi sempre e comunque la coda)

Quindi la differenza con Wikio, BlogItalia o Technorati? Beh, almeno in questi casi si è partiti con servizi di “proprietà” di un editore o pseudo tale. Non servizi riconducibili ad un’unica persona (seppur dotata di grandi capacità e ingegno), ma ad un’entità aziendale e come tale riconoscibili, tutelabili e opinabili come lo sono tutti i servizi on line fatti di pregi e difetti. Io in questi servizi non mi sono mai sentito parte in causa, non ho mai pensato di poterli migliorare, se non come si può fare con un comune servizio on line, da utente/cliente. BlogBabel invece puntava al dialogo per migliorare se stessa. Una strada pericolosa e difficile da percorrere. Ma anche in questo caso, una strada. E se si decide di percorrerla si devono mettere in conto le ire degli utenti, le loro opinioni, le loro pazzie, i loro suggerimenti. O lo si fa o no lo si fa. La cosa è molto digitale. O uno o zero.
Per questo che penso che il messaggio (umorale) comparso a Pasqua sia molto vicino al dilettantismo e poco al professionismo. Con tutti i limiti, pregi, difetti di chi fa attività per diletto e per volontariato al servizio di… e qui i punti di sospensione sono d’obbligo… Al servizio di chi? Per che cosa? E io a queste domande su BB non ho mai saputo rispondere, e non sono solo.
In bocca al lupo agli inventori di BlogBabel sperando che il blocco si sblocchi e che le menti tornino a pensare.
Senza BlogBabel la rete è comunque più povera.

WiFi 2.0

Mentre in Italia escono i vincitori della “strana” gara per il WiMax, negli USA Google ragiona su altre strade.

Verizon e At&T hanno dominato le aste Usa sulle frequenze lasciate libere dalla tv nel passaggio dall’analogico al digitale. Anche Google ha partecipato alle aste ma non ha preso nessuna licenza. In compenso è riuscita ad ottenere una importante vittoria, convincendo la Federal Comunications Commision (FCC) ad inserire una clausola nel bando che obbliga gli assegnatari ad avviare delle piattaforme aperte, consentendo così l’utilizzo di qualsiasi terminale. “Google non voleva acquistare lo spettro. Quello che ha ottenuto è più economico e ugualmente utile. Si è trattato di una strategia molto efficace”, ha affermato un analista.

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